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    <title>[Il Ritorno] Arrivo al monastero</title>
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    <description>&lt;pre&gt;Il ladro dai capelli d'argento rimase nella piazza dove era stato cremato il
corpo della piccola Saeko. 

La lunga attesa lo rendeva nervoso e più il sole si avvicinava alle nubi
all'orizzonte, tingendo il cielo di rosso e oro, più lui diventava
irascibile. Ogni minuto perso ad aspettare rappresentava un minuto sfruttato
da Gorgos per portare avanti il suo piano, qualunque esso fosse.

Misty si diresse verso di lui, ma l'uomo si voltò solo quando lei gli fu
vicina. La donna aveva un'espressione seria che non lasciava presagire nulla
di buono. In quell'attimo i due si studiarono a vicenda e fu Misty a rompere
il silenzio.

Ciao. - disse guardando dritto negli occhi verdi del ladro.

Il Portatore sembrò indispettito dal fatto che qualcuno avesse osato
avvicinarsi a lui e anche se si trattava di sua moglie, rimase guardingo.
Abbassò il viso per vedere il colore degli occhi della donna. Erano castani,
buon segno.

Cosa succede?

Abbiamo individuato i prossimi obiettivi - iniziò la mezzelfa -
Sembrerebbe si tratti di una statua nel monastero dei monaci, una statua a
forma di drago e dell'imperatore in persona. Porta il pendaglio al collo
e..."

Kilian le fece cenno di proseguire, ma Misty incrociò le braccia davanti al
petto, inspirando profondamente e cambiando repentinamente discorso.

"Stai confabulando qualcosa con Elth'ar, recentemente?" - chiese
direttamente. Il ladro alzò lo sguardo verso un movimento dietro le spalle
della donna. Immaginato, per giunta.

"Per un attimo ho pensato di poter imparare a controllare la Fiamma Nera..."
- confessò - "...per usarla per noi e contro chi sai tu..." - aggiunse in un
secondo momento - "...tutto qui."

"Intendevi usarla su di me? Per cercare di guarirmi?" - chiese allora la
donna.

"La Fiamma Nera è l'unica cosa che fino ad ora ti ha tenuta qui. Ma lo ha
fatto per pura fortuna. Volevo che diventasse una capacità, ma...". Il ladro
si fermò, notando che la mezzelfa stava per parlare di nuovo.

"Ma?" - fece Misty serrando le braccia e indurendo i lineamenti - "Hai
cambiato idea?"

"Non ne sarò mai capace" -ammise Kilian con uno sforzo- "Io non sono un
chiromante né voglio diventarlo. La Fiamma Nera è e sarà sempre un peso per
me."

Misty gli annuì. "Elth'ar è andato dai Maestri che vi hanno fatto sostenere
la Prova poco fa e ha chiesto loro di aiutarlo. Vuole che costruiscano
insieme un incantesimo in grado di fermare questo... non so nemmeno come
definirlo... il mio conflitto di anima, insomma." - disse infine. Al ladro
sembravano in realtà passati due inverni dal giorno in cui aveva sostenuto
la Prova e tentò di dire qualcosa, salvo cambiare radicalmente parole
all'ultimo momento - "Se Elth'ar lo ritiene sicuro, allora forse potrebbe
funzionare e proteggerti."

"I Maestri lo hanno messo in guardia. Una cosa del genere potrebbe aiutarmi,
ma potrebbe anche uccidermi. Il processo potrebbe essere rallentato, oppure
accelerato... e morirei poco dopo." - la mezzelfa parlava secca, senza
inflessione.

Kilian spostò lo sguardo verso un punto poco più in alto del capo della
donna. Trovò le mura del cortile, consumate dal tempo e dalla pioggia.
"Elth'ar non ti metterebbe mai in pericolo." - ribatté con convinzione,
pensando invece a quanto potesse davvero metterla in pericolo la Fiamma Nera
e la sua incapacità.

"Non capisci. Ha intenzione di farlo. Gli ho detto chiaramente che non ho
intenzione di prestarmi ad una cosa del genere... ma lui crede che sia
necessario. Teme che potrei rivoltarmi contro di noi nel bel mezzo di una
battaglia!"

"Vuoi che lo convinca a desistere? Sei qui per questo?" - chiese allora il
ladro, cercando di tagliare corto. 

"Sono qui per sapere se intendi lasciarglielo fare. E che cosa farai, se mi
costringerà ad una cosa del genere, contro la mia volontà."

L'uomo cercò di raccogliere le idee e si sforzò di essere ragionevole.

"Avete provato a ragionarci su assieme? Lui è un mago, evidentemente conosce
meglio di noi come alterare la realtà che ci circonda. Lo ha già fatto,
ricordi?" - disse accennando all'incantesimo che aveva modificato i ricordi
di Krystine.

"Parlarne? Servirebbe a qualcosa? Potrebbe anche fingere di essere d'accordo
con me, per poi fare l'incantesimo mentre sto dormendo!"

"Il drow non è un disonesto." - controbatté Kilian - "...non con te."

"Ha detto che lo farà solo se non ci sarà un'altra via d'uscita, ma come
farà a giudicare che quel momento è giunto?" - chiese allora la mezzelfa,
combattuta sul da farsi. 

"Non ne ho idea... ha mai sbagliato fino a questo momento? Come mai non ti
fidi del suo giudizio?"

Misty strinse le labbra - "Perché è convinto di fare la cosa giusta. E la
farà, a prescindere dalle circostanze e dalle conseguenze."

Kilian si concesse alcuni istanti per studiare l'espressione della mezzelfa.
Le guance, il modo in cui erano tese le sopracciglia, le orecchie
leggermente appuntite. Lineamenti che aveva sotto gli occhi tutti i giorni,
ma che in quel momento faticava a interpretare.

"Evidentemente non sto parlando con mia moglie... levati di torno." -
sbottò, dando di colpo le spalle alla piccola mezzelfa. Misty inarcò le
sopracciglia, incupendosi - "Piantala di dire idiozie. Il fatto che non sia
d'accordo con una decisione non vuol necessariamente dire che io sia
posseduta... o qualcosa del genere."

"Allora perché la fiducia nel mago che ci ha salvato la vita diverse volte
si è trasformata così velocemente in diffidenza? A meno che una delle tue
anime non abbia paura di essere vittima dell'incantesimo di Elth'ar,
ovviamente." - la voce del ladro era tagliente come una spada. L'uomo era
già bello che giunto alle sue conclusioni e non dava impressione di volervi
riflettere su oltre.

"Perché prima non avevo niente da perdere. Ora ho una famiglia, dei figli.
Sto già rischiando la vita a sufficienza in questa missione di cui nessuno
sa niente, soffro, non dormo, ho la mente confusa... non permetto a nessuno
di giocare ulteriormente con la mia esistenza, grazie. E guardami quando ti
parlo, Kilian!" - sbottò infastidita dal comportamento del marito. 

Il Portatore si girò, con le braccia conserte. Non aveva la più pallida idea
di come gestire la cosa. Si fidava di Elth'ar e a quel punto persino della
sua magia. Lo aveva visto piegare quella di Gorgos. Chi, se non lui, avrebbe
potuto proteggere Misty?

"Heuft cosa ne pensa?" - domandò senza sincero interesse.

"Heuft non sa ancora niente, perché non era presente. Allora cosa farai?
Rimarrai in disparte mentre Elth'ar dispone di me come più gli aggrada?"

Messa giù in quel modo, Kilian non poteva che avere una sola risposta.

"D'accordo... puoi fare quello che preferisci. Elth'ar non ti lancerà nessun
incantesimo."

Misty sembrò rilassarsi a quelle parole - "Grazie. E' importante che ti fidi
di me."

"Ma è altrettanto importante che ti fidi di Elth'ar, cerca di capirlo. Lui
può liberarci da tu sai chi definitivamente. Voglio che tu lo tenga
presente. Elth'ar è dalla nostra parte e ti ha sempre protetta."

"Io mi fido di Elth'ar... ma questo non toglie che lo tema. Temo le sue
convinzioni, le sue sicurezze. In questo caso potrebbero essermi di danno,
invece che di aiuto."

"Andrò a parlarci. Puoi venire con me, se vuoi essere sicura di quello che
dirò." - fece il ladro. Si rese ampiamente conto della lieve stoccata
sferrata, ma non ritrattò nulla. 

Misty cercò di ignorare l'implicito messaggio, ma le fu impossibile. 

"No. Io torno nel tempio, voglio vedere come sta Thomas... il rito per
individuare gli ultimi due pezzi del medaglione è stato abbastanza
stancante. Troverai Elth'ar nella stanza della Prova con i Maestri."

Kilian serrò lo sguardo, ma non disse altro, incamminandosi in quella
direzione.

 

***

 

Era passato un po' di tempo, ma Thomas era comunque rimasto al tempio. Quel
luogo gli ispirava un senso di pace e tranquillità ed era esattamente tutto
quello di cui aveva bisogno dopo la prova subita. Anche se meno confuso, si
sentiva stanco. Il suo respiro si era tornato regolare e il cuore aveva
cessato la sua folle corsa. Lo studioso tentava di rielaborare l'immensa
energia che lo aveva attraversato e i suoi occhi non potevano che posarsi
sulla cicatrice sulla sua mano. Finalmente cominciava a scoprire qualcosa.

La porta del tempio si aprì di nuovo, lasciando entrare Misty. La mezzelfa
camminava lentamente, con rispetto per quel luogo sacro. Una volta vicina,
si rivolse all'uomo.

"Stai meglio?"

"Oh... beh...meglio... diciamo di sì...Come discendente di un drago pensavo
di valere di più però..." - provò a scherzare.

"Non è così emozionante come si potrebbe credere..."- fece una smorfia lei -
"...perlopiù si tratta di seccature."

Heuft si trovava d'accordo. "Seccature o pericolo mortale... dipende come la
vuoi vedere... e a quanto pare devo occuparmi di te." - sorrise - "Anche se
al momento sembrava più probabile il contrario..."

Misty sorrise di rimando, sedendosi accanto a lui davanti alla fontana - "lo
fai da quando ci conosciamo... lo ricordo l'unguento sulla montagna e le
attenzioni che hai avuto nei miei confronti." 

"Bah...Non pensavo di avere fatto cose importanti, ne avevi bisogno era
giusto che lo facessi no?"

"Ti dirò la verità, Thomas... tu sei l'unico per ora.  Sono sicura che i
miei continui sbalzi d'umore ti irritano quanto irritano gli altri... eppure
sei l'unico che non mi fa sentire di troppo."

"Tu non sei mai di troppo, sei semplicemente in difficoltà, come tutti noi."

La donna alzò le spalle. - "Non lo so. Sono piuttosto confusa a dire il
vero. A volte mi sembra di non conoscere più le persone con cui viaggio da
tanto, con cui ho condiviso così tante esperienze. Mi sembrano tutti più
cinici, più distaccati... e mi spaventano." - ammise infine, con fatica

"Già, a volte Kilian non sembra lui... ma anche noi siamo stati sul punto di
vacillare ricordi? Non deve essere facile..."

"Per me lo è ancora meno... non sono cosciente di quello che capita quando
non sono in me. Eppure vorrei solo un po' di comprensione... un po' di
gentilezza. Loro sono freddi come il ghiaccio." 

La mezzelfa parlava lentamente, scandendo bene ogni parola.

"Beh il mago credo sia irrecuperabile in tal senso... e comunque dovrebbe
essere un poco più umile. Certo deve essere molto esperto, ma non credo sia
in grado di padroneggiare quanto sta avvenendo. Nessuno forse, forse nemmeno
il mago nero..."

"Crede di poterlo fare... ne è convinto. Mi è stata lanciata una magia che
pare solo un Drago Guardiano può annullare, eppure lui è convinto di farcela
da solo."

"Quello è il problema. Sono entrambi convinti di poter fare tutto e forse
siamo solo pedine. Quel Gorgos ti sei chiesta dove possa essere ora? Cosa
stia facendo? Voleva uccidermi e sono ancora qui. Non ho ricevuto nessuna
minaccia... Eppure ha un potere enorme..."

"Forse ha deciso di saltare le minacce questa volta... e passare
direttamente all'esecuzione. Nelle segrete, l'ha fatto. E non è nel suo
stile. A lui piace torturare le persone e godere della sua superiorità."

"Avete corso un grande rischio?" - chiese allora lo studioso e Misty scosse
la testa

"In realtà no... avevano la Lettrice con noi, lei ha confuso le guardie e ci
ha permesso di passare con facilità, ma alla luce di quanto ho visto poi,
comincio a dubitare della sua onestà. Penso che lo scopo principale fosse
farmi mettere le mani sul cristallo con i miei ricordi. Meglio una donna
pazza, piuttosto di una senza memoria e forse sperava che saresti morto
prima che ti trovassimo."

"Poteva affrontarvi o comunque creare una minaccia molto più grande
allora..." - riprese lo studioso, poco convinto della questione - "Forse
questo gioco è grande anche per lui... che cosa vuole in realtà?"

"Non lo so." - rispose la ladra con voce carica di frustrazione - "non sai
quanto mi piacerebbe capirci qualcosa."

"Che ne è degli altri?" 

"Elth'ar è con i Maestri alla ricerca di un incantesimo per aiutarmi... " -
disse con una smorfia - "Incantesimo che per inciso potrebbe anche
uccidermi. Kilian è con lui, credo."

"Un...incantesimo?"

Misty annuì - "Qualcosa per fermare l'invasione di anime che sta subendo il
mio corpo. Uccidendole, o qualcosa del genere."

Il pensiero che anche Amarien potesse venire uccisa da quella magia saettò
nella mente dello studioso.

"E se uccidesse te invece?" 

"E' un rischio."

"Che non va corso." - continuò Heuft - "Se tu muori la speranza morirà."

"Pare che io abbia convinto Kilian ad aiutarmi in questo... non permetterà a
Elth'ar di agire senza il mio consenso. Consenso che non darò mai. " -
sorrise

"Certo. E comunque dirò la mia a proposito... Anche se tutto questo sangue
di drago non mi dona certi poteri che mi facciano temere. Se ne avrai
bisogno io ci sarò."

Misty, a quelle parole, gli appoggiò una mano sulla spalla

"Vuol dire molto per me. Grazie di cuore, Thomas." - e si girò, facendogli
cenno di alzarsi per uscire dal tempio. In quel momento notò Kilian,
appoggiato poco distante a una colonna. Li stava guardando e con ogni
probabilità doveva essere lì da diverso tempo. Seguendo lo sguardo di Misty,
anche Heuft si accorse dell'intruso, ma lo guardò con assoluta noncuranza.

"Hai parlato con Elth'ar? E' tutto a posto?" - domandò avvicinandosi al
Portatore senza la minima traccia d'imbarazzo.

 

"Come ha ordinato sua signoria. Il mago non le farà nulla, a meno di non
esservi costretto."

Misty rimase in silenzio per un attimo, poi annuì. Non era esattamente
l'esito che aveva sperato. - "D'accordo. Direi di andare dal Maestro in
carica qui, per prendere accordi per la nostra partenza, a questo punto.

Mentre la mezzelfa stava parlando Kilian fissava attento Heuft, capendo
esattamente ciò che mancava allo sguardo dello studioso: la paura. Infatti
ad Heuft non importava nulla della presenza del ladro.

"Andiamo dal maestro..." - disse comunque ad un certo punto, cercando di
togliersi da quella scomoda situazione. 
Kilian si staccò dalla colonna con un colpo di reni e se ne andò nella
direzione opposta senza dire nulla.

Misty inclinò il capo verso di lui, quasi con un sorriso di scherno -
"Visto? Cosa ti dicevo...".

 

***

 

Gli accordi furono chiari: I Maestri avrebbero fornito il supporto
necessario a farli partire la mattina seguente, rendendo possibile il loro
apparire in una foresta non lontana dal monastero che era il loro obiettivo.
Spiegarono come sarebbero riusciti a eludere l'attenzione dei Maestri, ma
solo Elth'ar e forse Heuft riuscirono a seguire e capire veramente la
spiegazione. 

Gli anziani li fornirono di stanze da letto e di una cena frugale ma
sostanziosa e poi consigliarono a tutti loro di concedersi una buona notte
di sonno.

 

La notte passò tranquilla, ma la mattina seguente Heuft si svegliò con un
senso di inquietudine persistente. Era conscio di aver sognato, ma non
riusciva ad afferrare tutti i dettagli. In uno dei suoi sogni, Kilian lo
aveva minacciato, ripetutamente e riusciva ancora a percepire la paura che
aveva provato, perché non era riuscito a contrastarlo, non aveva potuto fare
nulla, se non subire impotente. 

Il suo sangue di drago non era servito a niente e Kilian era dimostrato più
forte di lui. 

E' solo suggestione. - si ripetè preparando le sue cose.

 

Si ritrovarono nella sala della Prova. I sette Maestri erano già lì, insieme
al Maestro anziano, concentrati e pronti all'azione. Kilian sbadigliava
apertamente, come se fosse stato in piedi tutta la notte a buttare e tirare
su acqua da un pozzo. Elth'ar era vicino a lui, intento a sistemare la
spada.

Misty appariva di nuovo stanca, i cerchi sotto i suoi occhi si facevano
sempre più scuri. Tuttavia cercava di rimanere vigile e attenta e il suo
sforzo era più che evidente.

 

Quattro dei Maestri si alzarono dopo qualche minuto, uscendo dalla stanza,
diretti verso le stalle per trasferire anche i cavalli. Kilian aveva
espresso una preferenza per una buona cavalcatura il giorno prima, dopo una
rapida ispezione alle stalle, ed era stato accontentato.

L'incantesimo fu rapido.

Brillarono le rune sul terreno, mentre si alzava di nuovo il vento. Un lampo
di luce li accecò per un istante, e poi, riaprendo gli occhi, la città era
scomparsa lasciando il posto a in una foresta, con i cavalli accanto a loro.
( http://img166.imageshack.us/img166/3774/treisolehk4.jpg  Foresta
dell'isola di Kami Suriam)

 

"Finalmente. Quelle quattro mura cominciavano veramente ad irritarmi..."
-commentò Kilian prendendo le redini del suo cavallo - "Andiamo? O volete
piantare le tende per studiare magia o coltivare meglio i rapporti con gli
altri?"

"Forse sarebbe bene studiare prima un modo per entrare al monastero... una
volta abbandonata la protezione della foresta, saremo all'aperto." - provò a
dire Misty, ma il Portatore non sembrava aver orecchie per ascoltare così
come aveva fatto quando il Maestro anziano aveva cercato di descrivere il
monastero di Honk Ha Ko Dai: in realtà un castello a tutti gli effetti. Un
bastione circondato da mura dotate di torri ai quattro angoli. L'entrata
dava su un ampio giardino circondato da portici, nel cui centro
presumibilmente stava la statua vista nella visione. Su di un lato vi erano
i recinti per il bestiame, mentre dall'altro c'era una grande piscina, segno
che i monaci si trattavano veramente bene. Il piano inferiore veniva
completato dalla cucina e dal magazzino per il cibo, lungo il perimetro a
nord, seguite dalla sala da pranzo, da una sala di addestramento e da una
biblioteca. Il piano superiore era invece dedicato agli alloggi dei monaci,
fra cui spiccava quello dell'abate. Al piano inferiore doveva esserci
un'armeria, una distilleria, gli alloggi degli schiavi e persino un harem.
Erano anche stati avvertiti che il giardino era il luogo principale del
monastero, quello dove tutti i monaci abitualmente risiedevano durante la
giornata. Infine, il Maestro gli mise in guardia sulle capacità di
combattimento dei monaci. Combattenti formidabili, assolutamente da non
sottovalutare.

Kilian aveva ascoltato si e no metà delle parole dell'anziano e le altre
erano finite completamente travisate. 

"Io ed Elth'ar uccideremo chi si parerà davanti. Heuft si farà rapire nel
frattempo e tu... mmm, ci dirai di non essere spietati? - canzonò il ladro,
giocando con le redini.

Elth'ar sospirò- "Beh, direi di entrare dall'ingresso principale. prendere
quello che ci serve e andarcene al volo. Che ne dite?" - e lo disse con tono
chiaramente sarcastico. Osservando i volti contriti di Misty ed Heuft,
ritrattò - "Bah.. avviciniamoci fino al limitare e vediamo com'è la
situazione. Decideremo li. Meglio?"

"In ogni caso agiremo di notte..." - fece il ladro a cui subito si aggiunse
il drow - "Sicuramente, visto che al buio non possono vedere la vostra
brutta faccia."

Heuft guardò i due come fossero stati due squilibrati. Non vide nei loro
volti alcuna esitazione o preoccupazione per ciò che gli attendeva, ma
preferì non dire nulla.

***

Avanzarono con cautela, lo sguardo attento all'orizzonte, seguendo ogni
movimento. Il monastero non era molto lontano e si trovava sulla cima di una
collina, visibile con facilità. La descrizione combaciava con quella fornita
dai Maestri: fuori dalle sue mura ora pascolavano gli armenti, mentre il
resto era nascosto dagli alti torrioni di quello che effettivamente sembrava
più un castello fortificato che un semplice monastero.

"Eccolo lì..." - indicò Misty.

Elth`ar si stava massaggiando il mento osservando le torre. - "Sicuramente
non sappiamo bene cosa ci sia all'interno e come muoverci. Ma le torri
sembrano abbastanza alte da permetterci un punto d'osservazione. Bene,
questo è quello che faremo. Con il favore della notte ci avvicineremo alle
mura in corrispondenza di una torre. Da li salirò sopra una di esse con
Ilharess celati dalla magia. Metteremo fuori gioco le guardie che
sicuramente saranno li e vi caleremo poi una corda. Una volta riuniti ci
comporteremo in base a cosa troveremo."

"Non vorrei smontare il tuo brillante piano..." - intervenne la ladra - "ma
la schermatura della magia era qualcosa che ci ha detto Ayame. Siamo sicuri
che corrisponda a verità?"

Elth'ar alzò le spalle mentre un sorriso sarcastico gli spuntava sul volto -
"No. Ma sono sicuro che qualcosa che corrisponda a verità."

"e cosa sarebbe?"

"L'odore della carne umana bruciata dopo una sfera di fuoco in pieno petto."

 

Secondo Heuft era pura follia, ma definito il piano d'azione, tornarono
tutti nella foresta, dove avevano maggiore protezione. Ora non restava che
attendere la notte. 

 

[Continua...]

--- 

[22:29] &amp;lt;Misty&amp;gt; (qualcuno vuole fare qualcosa durante la notte?)

[22:29] &amp;lt;[Kilian]&amp;gt; (io nella notte prendo Heuft, lo lego e lo butto in un
pozzo torturandolo un po'.)

[22:30] &amp;lt;ThomasHeuft&amp;gt; (sadicone:) )

[22:30] &amp;lt;Misty&amp;gt; (lol, la voglio vedere)

...

[22:55] * Elth'ar spronò a sua volta la monta, guardandosi attorno,
leggermente infastidito dal sole.

[22:55] &amp;lt;Elth'ar&amp;gt; (gotta pee)

...

[23:02] &amp;lt;Elth'ar&amp;gt; "Una volta riuniti ci comporteremo in base a cosa
vedremo."

[23:03] &amp;lt;Elth'ar&amp;gt; "Sounds like a fucking plan, right?"

&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2011-11-08T21:30:13</dc:date>
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  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/798">
    <title>[Il Ritorno] Due nuovi obiettivi</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/798</link>
    <description>&lt;pre&gt;"Non credo sarà affatto facile." - continuò l'anziano annuendo verso il mago
- "gli oggetti saranno protetti, ma se come penso, la protezione è stata
posta dai Draghi Guardiani, allora la presenza di tre dei loro discendenti
potrebbe fare la differenza."
Elth'ar non aggiunse altro alle proprie parole, sapeva che quello che
stavano per fare avrebbe potuto ottenere solo una manciata di sabbia e
avrebbe esposto i maestri della città alle ire dei loro avversari. 
Ma quello, in fin dei conti, era un dettaglio di scarso interesse per lui.
"Cosa dovrei fare?" - chiese allora Heuft, abbastanza interdetto.
"Niente di pericoloso, in realtà. " - lo tranquillizò il Maestro, dopo aver
girato attorno alla scrivania.
 "Un incantesimo di divinazione abbastanza semplice." - interloquì Elth'ar -
"Il difficile è la riuscita e allora sarà uno scontro fra il creatore
dell'incantesimo e noi."
"Potere contro ...potere...?" - fece Heuft, ancora poco convinto ed il mago
annuì distrattamente.
"Volete tentare ora?" - domandò allora il Maestro. Elth'ar si guardò
attorno. - "Non credo che Kilian sia favorevole a questa pagliacciata...
Possiamo anche provare."
"Non acconsentirebbe mai. Dovremo farlo senza di lui." - confermò allora
Misty e il drow si girò verso di lei - "Nulla in contrario, ilharess?"
La mezzelfa annuì "Proviamoci. Sarà sempre meglio che andare alla cieca."

Il Maestro fece loro cenno di seguirli a quel punto, incamminandosi
lentamente fuori dalla stanza. Si diressero verso una porta in fondo al
corridoio, che Heuft e Misty riconobbero immediatamente: si stavano
dirigendo verso la Pagoda dedicata agli dei. 
Il drow fece una smorfia. Non gli piaceva aver a che fare con divinità o
loro servitori. L'interno era magnifico, riccamente decorato, le pareti
sfavillavano di affreschi e mosaici che sembravano essere stati completati
appena il giorno precedente. Rappresentavano immagini totalmente sconosciute
al gruppo: una donna dalle grandi ali bianche che combatteva contro un
essere dalle sembianze demoniache. In un altro mosaico si vedeva un essere
austero che indicava una bilancia alle sue spalle. Il più bello era quello
che rappresentava una giovane dal volto illuminato dalla luna intenta a
cullare un neonato. Misty rimase a guardarla e il cuore le si strinse in una
morsa leggera. 

Elth'ar aveva messo mano al libro che conteneva la sapienza di Sechial e
lentamente sfogliava le pagine, guardando distratto il percorso davanti a
lui, tanto che neppure si rese conto della serie di archi che separava il
resto del tempio dal fondo e neanche notò la fontana di acqua pura e limpida
che veniva convogliata attraverso scanalature del terreno, dettagli che
Heuft colse con genuino interesse.
Il Maestro si fermò accanto alla fontana, voltandosi verso gli altri. La sua
voce si fece più bassa. Era divenuta quasi solenne, mentre impartiva loro
istruzioni, come se fossero stati suoi novizi.
Tutti voi... disponetevi ai lati della fontana e prendetevi per mano.
Dobbiamo formare un cerchio. "
Elth'ar inarcò un sopracciglio ed un sorriso sarcastico spuntava sul suo
volto d'ebano.
"Le nostre pratiche possono sembrarvi strane Sapiente... ma vi prego di
ottemperarle." - aggiunse l'anziano, interpretando appieno i pensieri del
mago che alzò le spalle.
"Così sia." - gli rispose.
"Ciò che intendo fare ha un significato preciso..." - spiegò l'anziano -
"Voi avete la conoscenza, sopita dentro il vostro animo. Il Custode e la
Speranza, hanno il potere. Io farò da tramite, convogliando tutto questo
nell'acqua della fontana, capace di purifcare, affinchè la nostra visione
sia il più chiara possibile."
Il drow continuava ad essere dubbioso, ma era comunque disposto a provare.
Così si presero per mano, più scettici che altro. Il Maestro abbassò lo
sguardo nel momento in cui la mano di Misty sfiorò la sua, quindi chiuse gli
occhi. Heuft strinse forte la mano della mezzelfa, chiudendo il cerchio.
Calò il silenzio per qualche istante poi l'anziano sollevò di nuovo lo
sguardo, fissando l'acqua della fontana. Egli mormorò alcune parole
sottovoce, intellegibili. I tre coinvolti nel rito cominciarono a provare
qualcosa. Inizialmente sembrava un fastidio, come un formicolio lungo le
dita, che si estese rapido alle braccia per arrivare fino al petto, come uno
stuolo di piccole formiche indaffarate decise a raggiungere tutto il resto
del corpo. Tutti si sforzarono di rimanere immobili.
Elth'ar guardò i compagni, uniti dalle mani e rimpianse di aver acconsentito
a quell'esperimento che aveva quasi dell'imbarazzante.
"Pensate al medaglione." - sussurrò il Maestro - "focalizzatelo nella vostra
mente. Trovatelo, sentitelo... "
Heuft provò a concentrarsi, ma non aveva idea della forma del medaglione.
Iniziò però a vedere qualcosa di strano: c'erano antiche torri che emanavano
magia e potere. 
Al suo fianco, Elth'ar iniziò a fare l'unica cosa che reputava ragionevole e
iniziò a pronunciare un incantesimo di individuazione. Fu in quel momento
che incontrarono improvvisamente un ostacolo.
Un muro, alto e antico, sfavillante di purezza si erse davanti a tutti loro,
sbarrando silenziosamente il passo a chi cercava di penetrare il segreto del
medaglione. 
Il volto di Elth'ar si trasformò in una smorfia di disapprovazione.
Immaginava di non avere possibilità, ma l'amarezza della sconfitta era
sempre fastidiosa. Si allontanò da quella visione e aprì gli occhi,
concentrandosi invece sul potere che il maestro stava incanalando.
"Elth'ar... fidati. Ti prego. Questa non è semplice magia... è molto di più.
Non devi affidarti a ciò che sai... ma a ciò che SEI." - gli disse la ladra
sottovoce. Heuft si sentiva strano: sentiva la via sbarrata, ma era come se
avesse già superato quella barriera altre volte e per questo non accettava
di non poter superare ancora quell'ostacolo così familiare.
Il mondo cominciò a girare intorno a loro, chiusi nel loro incanto, davanti
a quel muro che sbarrava loro la strada. Il biancore abbacinante stava ora
sfumando in una tonalità più perlata, via via più scura.
Elth'ar si accigliò  - E cosa sarei? Smettiamola! Solo perché un drago mi
parla in testa non cambia il fatto di essere un mortale che conta solo sulle
proprie forze! - continuava a ripetersi nella mente. Con amarezza il drow
si rese conto che non stava aiutando quella causa e così isolò quel
pensiero, concentrandosi totalmente sul presente.
Heuft cominciò a sentirsi sempre più debole, mentre il mago, al contrario,
sentiva le proprie forze aumentare. Se era quel muro che doveva abbattere,
mattone dopo mattone, l'avrebbe fatto. Misty accanto a loro emise un
profondo respiro, impallidendo leggermente e così il drow sentì la sua forza
crescere ancora. 
Tanto più i suoi compagni si indebolivano, così lui si ergeva davanti a
loro, in potenza e intelligenza.
Vi era in lui qualcosa che non riusciva a comprendere, come se l'anima dei
suoi compagni gli stesse donando qualcosa che lui non riusciva a capire, ma
che tuttavia rielaborava, per creare qualcosa di ancora più grande, più
immenso e potente.
Elth'ar sospirò, chiudendo nuovamente gli occhi e dando una forma a
quell'energia che possedeva. Cercava di plasmarla in qualcosa che la sua
mente fosse in grado di usare, anche materialmente per aprire o sfondare
quel muro, manifestazione tangibile del potere del medaglione.
Sul muro, che andava a scurirsi sempre di più tanto da assumere una tonalità
rosata, iniziò a formarsi un disegno che emergeva dalle pietre come in
rilievo. Il mago continuò a plasmare l'energia che sentiva dentro. Le diede
una forma nella sua mente e la pose davanti a quel muro rifulgente.
Elth'ar cominciava a sudare, mentre Misty ed Heuft erano quasi allo stremo
delle forze.
Il disegno sul muro assunse la sua forma definitiva: un artiglio di drago,
sfavillante sullo sfondo delle pietre ormai rosso sangue.
L'energia assunse la forma di una sfera, al centro di quel disegno runico
sulla parete. In un attimo essa si separò, esplodendo in numerosi fili che
aleggiarono nell'aria scomposti prima di unirsi al simbolo sul muro,
ricoprendolo totalmente e facendolo pulsare.
Ogni filo si incastonava all'interno della depressione a forma di artiglio
fino a ricoprirlo del tutto, cambiandogli colore. La sfera davanti a loro ad
un certo punto si esaurì e tutto il potere si riversò contro l'ostacolo.
L'artiglio pulsò ancora per qualche istante poi parve quasi staccarsi dal
muro, flettendosi davanti a loro, contraendosi su se stesso fino a
scomparire, insieme alla barriera che li aveva fermati inizialmente. 
Di colpo Elth'ar sentì che le forze gli venivano risucchiate e venivano
convogliate con estrema potenza verso il Maestro, ancora concentrato sulla
fontana davanti a lui
Misty ed Heuft caddero a terra, esausti e perfino il drow fu costretto ad
appoggiarsi al suo bastone, ma un ringhio di soddisfazione gli deformò il
volto stanco.
Nell'acqua della fontana apparve l'immagine delle due parti di medaglione
ancora mancanti, seguite da una costruzione in cima a una collina, protetta
da alte mura e uomini dagli abiti sgargianti e dagli occhi freddi come
giada.
La visione cambiò fino a penetrare quelle mura che sembravano imprendibili
ad una prima occhiata: un giardino, meraviglioso, fiorito con una statua al
suo centro. Era la statua di un drago dalle ali ripiegate, gli artigli
protesi che stringevano un disco argentato.
L'acqua si increspò e apparve un palazzo imponente, sfavillanti tetti dalla
strana foggia, guardie, una sala ed un trono su cui sedeva un uomo. La
porpora del comando sulle sue spalle e al suo collo pendeva un medaglione,
simbolo di potere.
Il Maestro chiuse di nuovo gli occhi, mentre le immagini sbiadivano fino a
diventare trasparenti nell'acqua della fontana.
"Questo..." - ansimò piano - "è tutto ciò che ci è stato concesso di
vedere." - mormorò esausto quanto gli altri.

"Quindi..." - Misty si rialzò in piedi tremando visibilmente  - "Dobbiamo
trovare quella statua... e quell'uomo?"
Elth'ar si rese immediatamente conto che se quell'uomo era l'imperatore e
avrebbero dovuto farsi strada fra i cadaveri per raggiungere quel frammento.
Sospetto che venne confermato immediatamente dalle parole seguenti del
Maestro.
"La statua e l'imperatore sono ciò che abbiamo visto. Le due parti di
medaglione ancora mancanti vi sono correlate:" - spiegò, tornando
stancamente alla sua sedia nello studio - "Se ora volete scusarmi... temo di
essere un po' troppo vecchio per manifestazioni magiche di questo genere...
ho bisogno di riposare."
"Un'ultima cosa." - replicò il mago - "Dove posso trovare i maestri che
hanno aperto il portale per Siverhenehaim?"
"Li troverete nella stanza del consiglio, dove avete sostenuto la Prova." -
rispose il Maestro, finalmente dirigendosi verso l'uscita della Pagoda, più
curvo di quando vi era entrato.

***
"Accidenti... " - esclamò la ladra quando il Maestro fu uscito. La donna
sembrava aver ripreso un po' di colore, così come Heuft.
Elth'ar li guardò con aria stanca - "Adesso abbiamo una meta. E' stato
fruttuoso."
"Un monastero imprendibile e il palazzo imperiale... facile." - commentò la
mezzelfa.
Il drow si strinse nelle spalle. "Preferisco una battaglia impossibile a una
sola domanda senza risposta."
"Abbiamo una meta e molte domande... come sarà difeso?" - fece eco Heuft -
"...e poi vi è una cosa che non capisco... Non riesco a capirla e più ci
penso. Cosa starà facendo il mago nero? Non vorrei ci stesse usando tutti
per avere ciò che gli serve."
"Potrebbe essere probabile. non lo escludo." - disse il mago "Non credo. E
questo è strano. " - obiettò Misty - "Gorgos ha sempre manipolato gli altri
inducendoli a compiere il lavoro per lui, ma questa volta... è sceso nelle
catacombe di Erhenar in prima persona."
"Forse non può interagire con il potere dei draghi...O non con tutto quel
potere...." - ipotizzò lo studioso, ma la ladra lo interruppe.
"Gorgos è parte di esso quanto noi e forse anche di più perché lui lo
comprende."
Il drow guardò la donna inarcando un sopracciglio.
"Se vi erano vari draghi,forse esistono vari poteri..." - ponderò lo
studioso - "Il maestro ha parlato di sangue diversi..."
"Mi rifiuto di credere che ci sia un terzo drago di cui non sappiamo
niente...finora sono sempre stati Sechial e Shaal." - protestò allo la
mezzelfa, rifiutando quella possibilità con tutte le forze.
"Ne basterebbero due...appunto... i due hanno sangue diverso... e potere
differente suppongo. Il maestro ha detto che non vi è modo di stabilire
quale sangue sia in noi."
"Mhoren ce l'avrebbe detto se ce ne fossero stati altri" - borbottò poi fra
sè e sè la ladra - "E io vi dico che è la prima volta che vedo Gorgos
scendere in campo direttamente "
"E perché?" - chiese Heuft, incuriosito e per nulla spaventato da quella
storia.
"Non lo so, il dannato perché..."
"Sarebbe opportuno capirlo." - precisò Heuft, studiando la reazione della
mezzelfa.
"Posso solo presumere che stavolta abbia davvero paura che lo battiamo sul
tempo... paura di non poterci fermare."
"Sul tempo...ma perché non si prende lui quelle parti di medaglione? Ha il
potere per farlo e per portarcele via, Invece pare quasi volercele far
trovare."
"Forse non sa dove sono, ancora... ci sono voluti due di noi e il "Sapiente"
per riuscire a scoprirlo."
"Ma non ci sta ostacolando, e allora torniamo al mio dubbio, forse ci sta
osservando e attende che noi facciamo il lavoro per lui." - concluse lo
studioso, guardando Misty negli occhi scuri - "Non so come operi, ma sono
sicuro che ci abbia riunito apposta per questo motivo."
Elth'ar ascoltava la discussione mentre lentamente cercava di riottenere una
posizione eretta senza l'ausilio del bastone.
"No, su questo sono sicuro." - intervenne una volta riuscitovi - "Non è
stato lui a riunirci."
Thomas Heuft lo guardò - "E chi mi mandò quel diario? Non sarei qui ora...
Voi stesso diceste che ero stato attratto apposta... se non è stato lui
chi?"
Il drow si strinse nelle spalle. "Si, questo è certo." - sorrise - "E' da
quando è iniziata questa storia che sono sicuro della presenza di una terza
forza in gioco. Una forza che non conosciamo. E sicuramente lotta contro
Gorgos."
Misty annuì - "Sono d'accordo con Elth'ar... Gorgos non mi avrebbe MAI
lasciata andare, dopo avermi catturata e ciò che mi ha portata qui... no,
non aveva la sua impronta. Conosco quel sudicio tocco fin troppo bene"
"Esattamente..." - fece il drow - "...anche se quello che è successo dopo ci
ha messo un vincolo al tempo che abbiamo a disposizione."
"E voi pensate che quella forza ci protegga? O siamo semplicemente pedine in
una scacchiera fra due avversari troppo più forti di noi?
"Non lo so..." - ammise la mezzelfa - "Potrebbe avere i suoi scopi , ma noi
siamo qui e ci opponiamo a Gorgos... quindi per il momento siamo dalla
stessa parte."
"Non amo essere una pedina..." - protestò allora l'uomo e Misty gli sorrise
- "Come ti capisco..."

***

Elth'ar iniziò a intraprendere la strada verso l'esterno della pagoda.
Lentamente percorse i corridoi rivestiti di pietra liscia di colore chiaro e
ripercorrendo il percorso nella memoria cercò di raggiungere la sala dove i
maestri li avevano sottoposti a quella dura prova. Misty lo seguì,
desiderosa solo di un po' di riposo, mentre Thomas rimase qualche momento
ancora a riflettere sul significato di tutto quello che stava succedendo. 
Elth'ar si girò di scatto quando sentì i passi della ladra, mettendo la mano
sinistra alla spada.
"Ehi calma... non vorrai mica infilzarmi..."
L'espressione del drow era di puro stupore. Non si era accorto della ladra
dietro di lui, troppo perso nei propri pensieri. - "Non vi avevo sentita." -
si scusò.
Misty gli sorrise per alleggerire la tensione - "Ho ancora il mio passo
felpato allora. Vado a cercare Kilian... sarà bene aggiornarlo prima che
decida di demolire qualche colonna del palazzo per la frustrazione."
"Uhm... Venite con me allora. Intendevo andare da solo... ma a questo punto
vale la pena portare con me l'oggetto della mia ricerca.
"oh, cosa state cercando?"
"Voi" - disse il drow prima di girarsi nuovamente e iniziare a camminare per
l'ultimo tratto di corridoio. Misty lo guardò stranita, tuttavia lo seguì.
La sala non fu difficile da ritrovare, perché quel portone intarsiato
d'argento era inconfondibile. Elth'ar bussò con un'estremità del bastone e
entrarono.

Il tavolo circolare era ancora come il mago lo ricordava e così i cinque
uomini e le due donne che vi erano seduti attorno. Il drow si diresse verso
i maestri.
"Sapiente?" - venne salutato  - "Ci avevano detto che eravate tornati in
città."
"Salve a voi maestri. Si, siamo tornati per conoscere la nostra nuova meta.
Credo conosciate già Misty Moonshade" - disse il mago invitando la ladra a
compiere qualche passo in avanti fino a porla accanto a lui.
"Ricordiamo il suo burrascoso arrivo..." -  annuirono i sette - "è un
piacere vedere che ora state meglio, mia Signora."
Elth'ar piegò il capo di lato, cercando di sondare l'espressione dei
maestri, quindi sospirò. "In ulh'r esistono diversi dove e diversi quando"
disse a un tratto.
I sette maestri avevano un'espressione e un tono neutri. Ricordavano Misty e
le condizioni in cui si trovava quando era arrivata, così come ricordavano
che molto probabilmente la morte della piccola Saeko era in qualche modo
legata a quei quattro forestieri che avevano d'un tratto sconvolto le loro
vite. 
Erano cauti, ma non ostili.

"Il portale dietro di voi è una dimostrazione di diversi quando fusi in un
unico luogo. La sapienza di tutti i maestri fusa assieme. Non è vero? Non è
questa l'essenza di Siverhenehaim?" - chiese ad un certo punto il drow.
"Non ci è dato saperlo con esattezza, ma molti di noi lo hanno supposto,
Sapiente. Siverhenehaim è un luogo sacro e quasi inaccessibile... mantiene
bene i suoi segreti. Diteci come possiamo esservi utili."
"Bene. Dunque ora io vi chiedo. Discendenti di coloro che realizzarono quel
luogo, aiutatemi nel controllare Ulh'r. E le sue anomalie."
"Cosa intendete dire?" - domandò uno dei saggi.
"I quando si mescolano in questa donna. Io so come manipolare lo spazio, ma
non riesco a fare lo stesso con il tempo." - disse Elth'ar facendo una
smorfia - "Siverhenehaim è la dimostrazione di un controllo sul tempo. Un
controllo saldo che sfida i paradossi."
"Com'è possibile che il tempo sia sfasato in lei? Il risultato sarebbe la
morte!"
"Questo controllo manca per causa del nostro nemico in Misty. Ho bisogno di
voi per aiutarla. Della conoscenza dei vostri progenitori." - Elth'ar si
rese conto che stava mettendo Misty in una situazione poco piacevole, ma non
aveva altra scelta per aiutarla.
"Cosa diavolo vuoi farmi?" - domandò giustamente la ladra scoccando
un'occhiataccia al drow.
"Io sono in grado o potrei esserlo di controllare lo spazio in ulh'r. Ma non
posso fare lo stesso con il tempo, o con realtà che spaziano in esso."
"Smettila di parlare per enigmi." - tagliò corto la donna.
"Quello che voglio fare servirà per dare stabilità al tuo io e a ritardare
la tua distruzione."
"Dimmi le conseguenze. E il come."
"Non conosco la risposta a queste domande. Per questo siamo qui." - il drow
guardò i maestri, distogliendo lo sguardo dalla piccola mezzelfa, avida di
risposte che lui non poteva dare - "Allora?"
"Ciò che chiedete è molto difficile, Sapiente... la magia che ha creato
Siverhenehaim è antica e difficilmente controllabile. Possiamo fare un
tentativo, ma non so quale sarà il risultato e potremmo anche causare dei
danni."
"Devono esserci stralci di questa conoscenza. Aiutatemi a redarre
l'incantesimo e spetterà a Ilharess la decisione."
"Se davvero in voi coesistono più esistenze..." - iniziò il Maestro con
cautela - "allora il nostro incantesimo potrebbe avere effetti indesiderati:
potremmo accelerare il processo, o indurre una delle esistenze a prendere il
sopravvento sulle altre. Potrebbe non essere quella che vorreste. Pensateci
bene Sapiente... potreste ucciderla." - terminò con tono abbastanza grave da
far trasalire Misty.
Il mago sospirò - "Prepariamo l'incantesimo. la scelta di usarlo verrà in
seguito. O la necessità di usarlo...." aggiunse piano, ma Misty udì quelle
parole. Elth'ar si avvicinò ancora verso i maestri prima di girarsi verso la
ladra. - "Ilharess. Perdonate questo drow. Sto facendo quello che ritengo
giusto, ma la parola finale starà sempre a voi."
La risposta della ladra non tardò ad arrivare.
"Stai rischiando il collo, Elth'ar... Kilian ti ucciderà per questo."  -
disse a voce bassa
"Non credo... E' al corrente del mio tentativo di aiutarvi, anche se non ne
conosce le conseguenze, dato che neanche io le conoscono."
"Aiutarmi? Questo sembra più un tentativo disperato: o mi aiuti o mi uccidi,
a giudicare da quanto ho sentito."
Il drow annuì. "Si, potrebbe anche esserlo. Se il peggio sarà prossimo."
"Non mi infilerò un cappio al collo, Elth'ar... non sulla base di una
supposizione e non se avrò qualche altra possibilità. Ciò che mi è stato
fatto, può essere disfatto. Io so che posso controllarle... sono forte
quanto loro. E per ora solo Amarien ha tentato di avere la meglio. Le altre
sanno che se la mia mente si spezzerà, il corpo seguirà a breve."
"Allora fatelo. Se sgozzare una donna a voi cara non è sufficiente  potrebbe
esserlo perdere il controllo nel mezzo di una battaglia nella nostra
prossima meta." - Elth'ar parlava con cinismo e praticità, anche quando
parlava di Krystine.
"E' della mia vita che state parlando... ed è Gorgos ad avermela rovinata.
Non vi permetterò di aiutarlo, scavandomi la fossa."
Elth'ar sospirò. "Non preoccupatevi per ora. Sto solo preparando la
nostra... la vostra.. ultima spiaggia."
"Dobbiamo solo portare a termine il nostro compito, arrivare da Shaal e
tutto andrà a posto."
"Allora continueremo come abbiamo sempre fatto." - annuì il mago.
Misty girò le spalle e tornò verso la porta - "So che agite solo nel
migliore interesse di tutti, ma non mettetevi a mormorare incantesimi alla
mia schiena, quando pensate che non vi senta. Ve ne pentireste."
Il danno era fatto, anche perché le altre Misty avrebbero preso parte a
quella conoscenza, allo stesso modo della compagna. Elth'ar la guardò uscire
rammaricandosi della sua imprudenza. 
Quando la ladra fu uscita, si rivolse ai Maestri, rimasti in silenzio.
"Bene, ascoltatemi adesso..." - esordì e iniziò ad elencare i progressi che
aveva compiuto nello studio di quella particolare arte arcana, elencando
anche gli insuccessi, sperando dunque che loro potessero aiutarlo.
Passarono diverse ore prima che il drow abbandonasse la stanza della Prova.

[Continua...]


[22:37] &amp;lt;Elth'ar&amp;gt; (manco morto tocco heuft, neh.) [22:37] &amp;lt;Elth'ar&amp;gt; (si, ma
stiamo facendo il circolo gay dell'amore... )

&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2011-10-23T17:48:23</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/796">
    <title>[Il Ritorno] Al cospetto del Maestro</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/796</link>
    <description>&lt;pre&gt; Era ormai l'imbrunire quando il gruppo entrò a Wo-Ko-Day, rallentando il
passo dei cavalli solo di quel tanto che bastava per non far sembrare il
loro ingresso una carica in piena regola. Le guardie li guardarono
velocemente senza nemmeno fermarli, riconoscendo i loro volti.
Elth'ar si guardò attorno rapidamente, mentre il rumore della città veniva
coperto dallo scalpitare degli zoccoli sul lastricato.
Ancora una volta lo splendore della città li abbagliò, inducendoli a
rivolgere qualche sguardo curioso in giro, per notare i marmi, i fregi, gli
intarsi. Heuft ebbe di nuovo modo di apprezzare la bellezza delle vie che
stavano attraversando e dovette di nuovo reprimere il desiderio di fermarsi
a guardare più attentamente.
La piazza principale era come la ricordavano e la cupola della pagoda
centrale, che si alzava nel cielo sfidando qualunque legge architettonica,
osservava il ritorno dei Prescelti nel luogo dove avevano affrontato la loro
Prova, dove la piccola Saeko aveva trovato un'ingiusta morte e dove Misty
aveva fatto miracolosamente ritorno.
Si presentarono nuovamente e di nuovo percorsero gli stessi corridoi,
attendendo davanti alla porta del Maestro di cui avevano chiesto. Il resto
del gruppo era quasi incredulo che venisse subito concessa loro udienza, ma
a Kilian la cosa sembrava più che normale e si mostrò parecchio impaziente.
Il drow era dannatamente insicuro sui successivi passi da compiere. Il tutto
sarebbe stato più evidente senza l'incognita della stabilità di Misty; senza
aggiungere quella degli altri compagni di viaggio. Dovevano scegliere con
cautela senza lasciarsi trascinare dall'arroganza che, riconosceva
anch'egli, li contraddistingueva. Elth'ar sembrava perso nei propri pensieri
e una delle mani era intenta a giocare nervosamente con un nodo del bastone.
Poco distante da lui, un Portatore con il volto indurito da cupi pensieri si
guardava attorno, indifferente a tutto fuorchè a ciò che poteva costituire
una minaccia. Di tanto in tanto, si rivolgeva a guardare Misty, come a
controllarne la posizione.
Il resto del mondo sembrava invece non avere alcuno scopo se non intralciare
il suo cammino.
Dopo un'attesa più snervante che lunga, finalmente la porta si aprì e fu
loro concesso di entrare al cospetto del Maestro. Il gruppo sospirò di
sollievo, felice che per una volta non vi fossero stati ostacoli a quanto
volevano compiere. La stanza era come la ricordavano: scaffali su scaffali
di libri, un arredamento semplice ed il Maestro chino sulla scrivania,
intento a leggere alcune carte davanti a lui.
"Salve nuovamente, Maestro." - esordì il drow, facendo un cenno di saluto,
imitato dai compagni. Il Portatore incrociò invece le braccia sul petto,
esibendo la sua cera peggiore. Voleva fare più passi verso la soluzione del
problema, invece di andare a zonzo verso luoghi già conosciuti e mai troppo
graditi.
"Bentornati a voi, Prescelti." - l'uomo si alzò dal tavolo, facendo loro
cenno di entrare - "Mi auguro che la vostra missione ad Erhenar abbia avuto
successo."
Elth'ar fece qualche passo verso il maestro. "In un certo senso, così è
stato. Ma adesso il tempo è ciò che scarseggia."
Entrarono due novizi, portando sedie a sufficienza per tutti, affinché
potessero accomodarsi. Kilian rimase in piedi, indeciso se rovesciare un po'
di fiele e chiudere la questione oppure attendere la famosa goccia per
farlo.
Il mago si sedette, appoggiandosi al bastone puntellato davanti a se, fra le
gambe e valutando la reazione del Maestro di fronte alla presenza di Misty.
La ladra era entrata silenziosamente, tenendo lo sguardo basso e si era poi
seduta senza dire nulla.
"Quello che cerchiamo ora è conoscere l'ubicazione e se possibile 'vedere'
le nostre nuove mete: Il monastero dei monaci e il palazzo imperiale a
Suriam." - spiegò il drow.
"Dunque è lì che sono custoditi gli altri due pezzi del medaglione...
Capisco." - Il Maestro si sedette nuovamente, congiungendo le mani sul
tavolo - "Non vi aspetta un viaggio facile - "sono i due luoghi meglio
custoditi dell'intero Impero."
Riflettè un poco, quindi si alzò ed indicò loro la parete non coperta dai
libri su cui campeggiava una grande mappa delle Tre Isole.
"Dovrete recarvi nell'isola di Kami-Suriam" - disse indicandone la posizione
sulla mappa.
Elth'ar si accigliò. "Sono rimasto sorpreso dalla vostra protezione contro
gli incantesimi di traslocazione... Non immaginavo che i maestri arrivassero
a queste capacità. Ritengo sia lecito credere che anche questi due luoghi
siano protetti allo stesso modo."
Il Maestro annuì - "La vostra intuizione è sicuramente corretta, Sapiente.
Così come noi ci proteggiamo dalle intrusioni, altrettanto fanno loro."
"Dunque qual'è il posto più vicino entro al quale ci possiamo spostare in
sicurezza? Credo sia più sicuro iniziare dal monastero che assaltare un
palazzo. Parlatemi di questo luogo."
Nessuno obiettò, così l'anziano iniziò a spiegare, accarezzandosi la corta
barba grigia. "Abbiamo fatto dei tentativi in tutti questi anni ed abbiamo
individuato un luogo, nel folto del bosco vicino al monastero dei monaci
Ha-Ko-Dai, in cui è possibile apparire. E' tutt'altro che facile tuttavia,
penetrare nel monastero. Una volta era un luogo di pace, quanto il nostro
qui in città, ma con l'andare degli anni è stato corrotto. L'ordine dei
monaci è stato sviato ed il loro monastero ne ha risentito. Ora alte mura
circondano Hank-Ha-Ko-Dai..." - commentò segnando un altro punto sulla
cartina (
&amp;lt;BLOCKED::http://img166.imageshack.us/img166/3774/treisolehk4.jpg&amp;gt;
http://img166.imageshack.us/img166/3774/treisolehk4.jpg ) - "Ed i monaci
hanno acuito il loro addestramento fisico rendendosi opponenti formidabili,
temuti da tutto l'impero e degni di essere il braccio destro dei Maestri di
Erhenar e di Alto Scoglio."
"Chi comanda lì...Se si può chiedere?"  - intervenne Heuft
"La carica con cui viene chiamato è Abate, ironicamente, come se fosse
ancora un uomo di fede e non un depravato, come tutti i suoi confratelli. E'
in carica da diversi anni ormai e collabora strettamente con il Gran Maestro
di Erhenar e l'Imperatore."
"Capisco... Il suo nome?
"Il suo nome è Kazuo Matsumoto e non so dove possa tenere il medaglione che
vi serve. A dire la verità non so nemmeno se lo abbia davvero."
Elth'ar sospirò - "In effetti se è un alleato del gran maestro è probabile
che lo abbia consegnato a lui di già..."
"Dovete capire che nulla di tutto questo è mai stato di dominio pubblico.
Non so dirvi se l'Abate fosse a conoscenza di cosa custodiva."
"Sicuramente lo sapeva il gran maestro." - azzardò il drow e l'anziano
annuì.
"Probabile. In ogni caso, non saprei indicarvi dove possa essere custodito
l'oggetto, se ancora è in suo possesso."
Fu in quel momento che il Portatore prese la parola, dimostrando la totale
assenza di diplomazia.
"Quindi ci spedite in un'altra trappola?" - domandò Kilian, fissando il
Maestro senza la minima traccia di rispetto.
"Posso tentare una divinazione... " - rispose l'uomo dopo qualche minuto di
silenzio - "Ma sono certo che il monastero sarà schermato."
"Vi potrei aiutare in questo, ma non so quanto potrei essere efficace." -
ribattè il mago. Il Maestro sembrò riflettere per qualche istante, quindi la
sua espressione si rilassò. "Potrebbe funzionare... se congiungiamo i poteri
di tutti. Vedete... quel medaglione è connesso a ciascuno di voi e..." - si
interruppe di nuovo, notando l'aperta ostilità del Portatore.
"Volete dirmi che voi non avete la minima idea di cosa ci sia capitato?" -
chiese Kilian, vedendo il Maestro fissarlo - "Non c'era niente ad attenderci
ad Erhenar. Nulla che valesse il rischio. Solamente una trappola. Cosa ci
attende negli altri due posti dove intendete spedirci?"
"Cosa intendete dire? Non avete trovato il frammento, dunque?"
"Abbiamo trovato una trappola del Gran Maestro. Un spiacevole trappola." -
precisò - "Quindi se sapete qualcosa di più oltre a queste 'vaghe'
informazioni, sarebbero ben accette. Non ho la minima intenzione di
ritornare fin qui solo per esporre le mie lamentele una volta finito il
tutto."
"Sono addolorato per quanto può esservi accaduto ad Erhenar, ma..." -
accennò l'anziano ma si interruppe quando Heuft alzò la mano per mostrare la
cicatrice.
"Vi dice nulla? Vi era qualcuno che sembrava molto interessato in quella
città a questo segno...Al punto da volermi cortesemente uccidere..."
Il Maestro gli prese la mano con delicatezza, sfiorando la cicatrice con le
dita e poi la lasciò andare, tornando a sedersi alla sua scrivania.
"E' apparsa dopo un sacrificio di sangue, vero?" - chiese con tono
riflessivo e Heuft annuì un po' sorpreso.
"Questo è inaspettato... credevamo di aver individuato tutti i
discendenti... " - commentò confuso e Kilian lo interruppe di nuovo.
"I discententi di cosa?"
"I discendenti dei Padri. I Draghi."
Kilian guardò Heuft e la sua mano. Negli occhi verdi del Portatore vi era
puro sgomento - "Quale."
"Non mi è dato saperlo... ma il segno sulla mano del Custode, indica
chiaramente la sua discendenza. Il sangue lo ha chiamato, lo ha segnato."
"Io...Se può aiutare sono stato chiamato...Principe... Da quel mago
oscuro..." - confessò sorpreso Heuft. Quando le mani di Kilian lo
sollevarono da terra, scuotendolo come fosse stato un fuscello, la sorpresa
gli rimase bloccata in gola.
"Gorgos ti ha chiamato PRINCIPE?!?"
"Sì... e sembrava molto contrariato..." - rispose lo studioso, cercando di
rimanere tranquillo. Elth'ar non si mosse continuando a fissare i presenti,
incurante delle loro azioni.
"Rispondimi... il nome Demon deLeon ti dice nulla? O il nome Ahzrarn Vom
Vazdru?"
"No. Assolutamente..." - fece Heuft
"Spero che sia così davvero." -  intervenne allora Misty, parlando per la
prima volta - "altrimenti giuro che ti ammazzo." - aggiunse sfiorandosi la
mano con l'altra. Thomas Heuft la guardò incredulo, quando Kilian,
altrettanto sorpreso di trovarsi di nuovo in faccende che trascendevano il
tempo, decise di rimetterlo a terra.
"State impazzendo per caso? Intendo tutti...  Voi sapete molto...Io nulla..
Chi sono questi nomi? Maestro voi dite che sangue draconico scorre in me...
Ma io non ho magia...Non ne ho mai avvertita... Credevo che il sangue
draconico portasse potere magico..."
"Non è necessario." - gli rispose Misty, con tono metallico - "Io ho sangue
di drago in me, eppure non ho mai avuto il minimo potere magico."
"Dunque ora so perchè sono qui o almeno il motivo...In qualche modo questo
mi lega a voi... E a quello che vuole il vostro nemico. Non è molto ma
almeno so qualcosa. Potete dirmi di più maestro?"
"Gli Eletti di Sechial hanno sempre avuto la massima cura nel corso dei
millenni, nel tracciare la discendenza di Sechial e Shaal. Sono stati tenuti
alberi genealogici, nomi, date."
"DOVE."
Gli interventi di Kilian avevano lo stesso suono dello schiocco di una
frusta.
"A Siverhenehaim, Portatore."
"Quanti draghi esistevano? Voglio dire si può sapre chi era il mio antico
progenitore?" - chiese Heuft, molto perplesso ma non per questo meno
curioso.
Elth'ar fece una smorfia sarcastica. °°°Stranemente tranquillo per aver
scoperto di essere dannato, sotto un certo punto di vista.°°°
"I Padri erano undici, e per quanto ne sappiamo gli unici che abbiano mai
infranto il divieto sono stati Sechial e Shaal, il Padre di tutti i draghi.
Che voi abbiate il sangue di uno dei draghi guardiani nelle vene è
quantomeno inaspettato."
"Non sapete quanto lo sia per me... Anche se da un alto almeno un poco le
cose si chiariscono. Vi è modo di sapere se noi abbiamo lo stesso sangue,
maestro?Voglio dire anche loro hanno sangue di drago... E' lo stesso? Questo
credo sarebbe importante..."
"Io non ho sangue di drago..." -sibilò Kilian- "e taglierò la lingua a
chiunque sosterrà il contrario."
"Beh così avevo capito..." - si scusò Heuft, non meno entusiasta - "Ma Misty
sì non è vero?"
Elth'ar poggiò il bastone sulle gambe e si abbandonò contro lo schienale
sorridendo vagamente all'affermazione menzognera del ladro.
"Io sono la discendente di Shaal... colui che procreò per fermare la follia
provocata da suo figlio." - rispose Misty - "Quindi si, ho il sangue di un
drago nelle mie vene. Una maledizione più che altro."
"Ma mai quanto quella perpetrata da Sechial!" - intervenne il Maestro -
"Vedete, quando Sechial procreò, lo fece perchè ingannato. Sperò così di
poter eludere la morte che aveva visto nel suo futuro, ma così facendo
permise al male di entrare nel mondo, quello stesso male che i Draghi
Guardiani tentavano disperatamente di tenere a bada, con le loro stesse
esistenze. Sechial ebbe due gemelli, che ereditarono il suo sangue e la
maledizione degli Antichi, degli Esterni. Shaal, non ebbe altra scelta se
non di seguirlo ed ebbe una figlia, che sarebbe divenuta la Speranza del
mondo."
Kilian aveva già sentito quella storia troppe volte per poterla tollerare
ancora. Girò i tacchi e si diresse verso la porta, la spalancò - "Quando
avete finito con le favolette, chiamatemi." - se ne uscì senza voltarsi.
Il Maestro sospirò - "Il Portatore ha un pesante fardello sulle spalle e
immagino che l'eredità del suo sangue lo spaventi più di quanto dia a
vedere."
"Avete parlato di due draghi...torno a chiedere è possibile evdere se si
tratti dello stesso sangue? O per assurdo di un altro ancora..." - fece
ancora Heuft, sollevato dal fatto che Kilian non avrebbe più interrotto il
Maestro.
"Vedete, è intrinseco nel Sangue di Sechial portare la maledizione della
Fiamma Nera, ma essa non sempre si manifesta ed è l'unico modo per capire il
ramo di discendenza."
"Capisco... Tutto quello che posso ancora dire è che il mio sangue aprì la
porta di Erhenhar... può servire?"
"Ciò non mi stupisce..."  - sorrise l'anziano - "Erhenar fu fondata dagli
undici draghi, tutti insieme."
"Ah... Dunque è logico... Ma perchè solo io di noi ebbi l'impulso a farlo?
E' strano. Fu un'intuizione inspiegabile che mi spinse a farlo... Anche se
ora capisco molto di più... Eppure solo davanti alla porta sentii
qualcosa... In città nulla..."
"Probabilmente perchè Kilian rifiuta il suo retaggio..." - spiegò Misty
sottovoce - "e perchè io in quel momento non ricordavo nulla... ma se Gorgos
ti ha chiamato Principe... questo non lascia ben sperare."
"Sì, disse così. Ed ebbe cura di aggiungere: 'ma questa volta non rovinerai
tutto...'. Capii che voleva uccidermi, ma anche che aveva paura...Ma non so
di cosa."
"Voi siete il Custode della Speranza, questo è il nome datovi dalle stelle."
- fece il Maestro - "Il Maledetto vi teme e ora ancor di più, dopo aver
scoperto il vostro retaggio, così come teme il Portatore, o la Speranza, o
perfino il Sapiente. Essi lo perseguitano, opponendosi al suo volere, unici
a possedere il potere per fermarlo."
"Teme me..." - ripetè incredulo lo studioso, poi indicò Misty - "Scusate ma
se Lei è la speranza... Volete farmi capire che io ne sono il custode?"
"E' così. Non so dirvi in che modo, ma questo è il compito affidatovi.
Proteggerla."
"Capisco...Ed io non so neppure come iniziarlo... Non ho potere, ma lo farò"
- disse deciso, quasi non fosse lui a parlare. Qualcosa semrbava essersi
svegliato in lui di colpo. Qualcosa che riusciva a farlo sperare.
"Per quanto riguarda il medaglione, posso tentare una divinazione, come vi
dicevo..." - proseguì il Maestro - "Se uniamo il potere di tutti, forse
riusciremo a richiamarne l'immagine."
"Credo che sia opportuno e sono pronto ad aiutarvi." - replicò il mago,
facendosi avanti.

***
 
Kilian era uscito dalla stanza del Maestro mentre lui raccontava per
l'ennesima volta la storia di Sechial ad Heuft. La considerava un'inutile
perdita di tempo che non potevano permettersi. Mentre camminava,
allontanandosi dalla stanza, i pensieri affolarono la sua mente. Un botta e
risposta che sembrava rincorrersi in una spirale infinita, mentre la sua
mente si contorceva in preda alla rabbia e alla frustrazione. Gli sovvennero
pensieri e immagini che non riusciva a riconoscere, nonostante la loro
terribile verosimiglianza..

Parole, milioni di parole, sempre e solo parole.
Quante ne dovrai ascoltare ancora, Kilian? Quando è che tutti quanti
capiranno che è ora di agire, invece di continuare a raccontare storielle
della buonanotte?
D'accordo, si, abbiamo capito, il sangue di drago, la magia e tutte quelle
cose lì. A che scopo parlarne ancora? Cambia la sostanza dei fatti? Ma
neanche un po'!
E intanto che loro parlano e parlano, Misty sta morendo e impazzisce davanti
ai tuoi occhi ogni giorno. E di botto si viene a sapere che anche Heuft ha
sangue di drago nelle vene... come Demon. Principe lo ha chiamato Gorgos...
proprio come l'altro Principe, quello a cui hai tagliato la coda.  E come
Demon, anche Heuft non vede l'ora di infilarsi nel letto di Misty,
approfittando della sua confusione. Tsk, se potessi ucciderlo, sarebbe già
tre metri sottoterra, praticamente dal primo momento in cui ci hai avuto a
che fare... ma pare che abbia qualcosa a che fare con Misty... il suo
Custode lo chiamano. E come fai ad ucciderlo adesso? Non ha nemmeno una coda
da tagliargli per sfogarti un po'...

Cammini, cammini, senza nemmeno sapere dove stai andando. Corridoi, stanze,
vedi persone che ti guardano con la coda dell'occhio mentre incedi con il
tuo passo veloce e ti chiedi se non ti rivolgano la parola perchè incuti
timore; a dire la verità lo speri. Tu vuoi fare paura. Vuoi che la gente
abbia talmente paura di te da non pensare nemmeno di intralciarti o
rallentarti. Vuoi che temano la tua voce, il tuo essere, le tue abilità.
Vuoi rispetto. Tutto questo gran parlare del Portatore e della sua missione
alla fine è un modo evoluto di dire "voglio che tu faccia questa cosa, e tu
la farai perchè sei un eroe senza macchia e senza paura e quindi posso
affidarti i compiti più impossibili e tu li porterai a termine. E siccome
sei un eroe, posso anche darti informazioni minime sul compito che devi
svolgere. E tu lo farai lo stesso, spaccandoti la schiena per due volte."
Esci nella piazza dove si è svolto il funerale della piccola Saeko, un'altra
vittima sacrificata sull'altare di Gorgos. I ricordi di quella sera ti
riempiono la mente, mentre richiami alla memoria il dolore, lo scempio a cui
hai assistito. No, non ti aiuta, non devi lasciare che emozioni del genere
ti offuschino la mente. Devi essere freddo come un diamante e altrettanto
duro. E' questo di cui hai bisogno ora, essere distaccato, lucido e
concentrato. Niente moine, niente debolezze. Che pensino pure che sei
spietato o addirittura malvagio, sono fatti loro. Tu fai quello che è
necessario per rimettere a posto le cose che tuo "padre" sta distruggendo.
Risolverai questa situazione e riavrai indietro la tua vita e tua moglie e
se quel porco di Heuft si azzarderà a metterle una mano addosso, gliela
taglierai con tutto il braccio. Dopotutto forse il Custode serve solo vivo,
non è necessario che sia anche integro.
Sempre se è quello che vuoi... sempre se non stai ricominciando a pensare
che forse la tua vita deve essere dedicata all'avventura... perchè porti un
marchio in te che a quanto pare non svanirà mai... e chi ne pagherà le
conseguenze? Tua moglie? I tuoi figli? Li hai a malapena guardati quando
eravate nella Torre di Elth'ar... come se fossero un peso, inutili.
Forse lo sono? Sono una catena? Qualcosa che ti blocca in una vita che forse
non desideri più? Oh si, hai tanto desiderato una famiglia, qualcosa che ti
appartenesse, un po' di pace... eppure quando Misty ha riacquistato i suoi
ricordi non l'hai nemmeno abbracciata. Sei rimasto distante, diffidente.
Forse eri addirittura disinteressato? No, che pensiero orribile!
Le uniche volte in cui hai permesso a te stesso di stringerla, sono state
quando ha rischiato di morire. Allora l'hai abbracciata, hai gridato il suo
nome, ti sei disperato. Ma perchè? Perchè ne sei innamorato o perchè ne
senti la responsabilità? O perchè sei ferito? Nemmeno lei sembra avvicinarsi
a te... anzi pare quasi che ti tenga alla larga, il più possibile. Non un
gesto, un sorriso... come se non aveste nessun tipo di legame. Forse anche
lei comincia a pensare di non poter avere mai pace?

Improvvisamente senti forte il desiderio di sguainare la spada e fare a
pezzi qualcosa. Qualunque cosa. Qualcosa di tangibile su cui il tuo potere
sia evidente. Non effimere parole o stupide profezie o confusione,
sentimenti, o scempiaggini del genere. Datemi un drago e lo abbatterò con la
sola forza delle mani, pensi.
Ma non c'è nessun drago da uccidere per Kilian. Solo dubbi, frustrazione e
la rabbia di essere di nuovo incatenato in un gioco che sembra più grande di
lui. E ora, ti ritrovi a pensare chissà come, ecco un altro anello della mia
catena che arriva. 

Eccola lì, Misty ti ha trovato e si sta avvicinando. Vorrà rimproverarti
perchè te ne sei andato? Vorrà informarti che finalmente hanno finito di
discutere di sciocchezze e sono pronti a FARE qualcosa?

Un angolo della tua mente sussurra "Forse vorrà solo parlarmi...", ma a
quelle parole ne seguono altre, più crudeli: Non ne ho bisogno."

 

[Continua...]

 
&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-11-15T22:38:16</dc:date>
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  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/795">
    <title>[Il Tramonto degli Eroi] Aiutami, nume mio</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/795</link>
    <description>&lt;pre&gt;I minuti sfuggirono all'attenzione del gruppo, immobile di fronte al freddo
sarcofago dove riposava il corpo di Deirdre Mac Athol. L'artificio con cui
veniva conservato era abominevole, ma rappresentava l'apice di ogni arte
negromantica che le Terre Sospese avessero omai conosciuto. Restava comunque
da decidere cosa fare. Le idee a quel punto cominciavano a mancare e
andarsene dopo aver distrutto quell'infernale macchinario richiedeva
un'energia che Ethan, Mariel e il vecchio Torald non possedevano. L'energia
del Difensore, una creatura che si era rivelata immortale in più di una
occasione, veniva convogliata all'interno della teca dove l'antica donna
riposava un sonno privo di sogni.
Torald sospirò. Non era tipo da arrendersi facilmente, ma aveva già
affrontato Valorean e, insieme ai suoi compagni di allora, non aveva trovato
alcun modo di vincerlo. Che fare, dunque, era l'interrogativo dei tre
intenti ad esaminare ogni angolo di quell'angusta stanza.
"Mollare tutto ora... devo dire che non ha senso. Dopo quanti sacrifici
fatti." - disse ad un certo punto la guardaboschi, rivolgendosi ai compagni.
Torald la guardò con occhi pieni di orgoglio. La mezzelfa era cresciuta
forte e bella come mai avrebbe potuto sperare, ma saperla immischiata in
quella spiacevole storia, gli soffocò il cuore nel tormento.
[21:45] Mariel: Però dobbiamo anche dire, che ora non abbiamo armi
sufficientemente forti per uscire vincitori, ma soprattutto indenni.
"Se fuggiamo Valorean vince. Se restiamo, Valorean viene e ci distrugge. E
vince." - ponderò il chierico, con il suo solito modo di porsi - "Possiamo
solo pensare un modo per distruggere questo apparecchio, oppure per metterci
in un qualche vantaggio. Come, però?"
Iniziarono a ragionare tutti a voce alta, sperando che nella confusione
uscisse qualche buona idea. Valorean sembrava inseguire da anni il desiderio
di riportare in vita Deirdre e per questo guadagnava tempo mantenendone il
corpo intatto grazie all'energia di Whard. Nel frattempo proseguiva i suoi
studi negromantici e questo significava che non sapeva ancora come mettere
in atto i suoi intenti. Distruggere la struttura o la teca sembrava
impossibile, soprattutto perché nemmeno l'ascia di Tohinar del Mulino aveva
fallito. Di certo non potevano riuscirci delle spade acquistate in qualche
bottega di Lethe, con tutto il rispetto per Benion e i suoi allievi.

"Eppure ci siamo io e te, due chiavi diverse di un unico meccanismo. Ne sono
certa." - fece Mariel guardando il compagno.
"Due chiavi." - mormorò allora il chierico "L'anima e il corpo, penso. La
tua anima, il mio sangue. In fondo sono le cose che Torald... perdono...
Valorean tramite Torald voleva da noi qui. La domanda è: perchè?"
"Io rappresento l'ultima speranza per Valorean di riportare in vita la sua
amata; giusto? La mia morte potrebbe essere una soluzione.Ma tu? Infatti non
capisco in quale modo tu sei coinvolto. Senza offesa ovviamente, è solo un
ragionamento che non trova risposta."
Ethan fece un sorriso nervoso.
"Appunto: perchè. Non c'è un motivo che mi venga facilmente alla mente. Se
ella è viva, ma in stasi, è pur sempre viva. Se è morta, che senso ha
nutrirla di sangue? Se è non-morta e come un vampiro viene alimentata dal
sangue, tu cosa c'entri?"
"Credo che dovremmo capire a cosa 'servi' tu."
"Uno di noi qui è di troppo. O forse lo è la logica..." - concluse Ethan,
sarcastico - "Io non lo so a cosa possa servire. Forse a niente, se
consideriamo che il castello è apparso solo in tua presenza. Quel che non mi
da' un senso è il gioco che qui si fa di un'anima... Riesci a seguirmi,
Mariel?"
"Mariel: Certo, ma non riesco a trovare tuttavia una soluzione. E se,
provassimo a renderla viva nuovamente?"
"E come pensi di poterla far rivivere?"
"Qui forse dovresti aiutarmi tu. Non trovi? Di magia non ne so nulla..."
Ethan rise, benché ci sia poco da essere allegri- Ripensava agli eventi del
Bosco del Presagio. Brutta storia la negromanzia, di questo era certo.
"La magia che conosco è ben poca cosa, non più di semplici idiozie scritte
su un libro per apprendisti. Quel che vedo è ben oltre un normale livello di
conoscenza"
"Però se oltre al tuo sangue voleva anche i tuoi strumenti, significa che
possiamo trovarci qualcosa."
Il ragionamento di Mariel aveva un senso e nuovamente il silenzio scese sui
tre, occupati a dipanare una matassa di cui non si trovava neppure un capo.
E non si poteva neppure usare una lama affilata per aggirare il problema.
Riunirono e misero sul tavolo tutto ciò che poteva avere un nesso con quella
storia: il sangue di Ethan e le vicissitudini di suo padre, la strana
visione avuta ad opera di Titania, vampiri, Difensori e relativi cacciatori.
C'era una giovane Deirdre, un giovane Klaus e un giovane Whard a passeggio
per la Valle. Ma ciò poteva avere un senso?
Tra una riflessione e l'altra, il tempo passò- Poi Mariel udì un rumore
proveniente dall'esterno della sala. Fece cenno ai due uomini di tacere
"Avete sentito anche voi?"
Scese uno spiacevole silenzio sulla stanza degli orrori e ora delle
elucubrazioni, sufficientemente profondo da permettere anche ai due uomini
di udire un suono di passi.
"Chi è adesso?!" - Ethan mise la mano all'arma riconoscendo il rumore di
tacchi di stivale.
Alcune armi scivolarono rapide fuori dalle guaine, altre vennero sganciate
dalla cintura.
Torald si avvicinò alla porta, cercando di scorgere qualcosa. Dopo un attimo
fece un cenno: tre figure. Il suo volto teso sembrava di pietra e dopo il
primo segnale rimase immobile. Mariel gli si avvicinò, appoggiandogli la
mano sulla spalla.
"Ehi?"
Torald crollò al suolo, pesante come una pietra e freddo come il ghiaccio.
Un sottile rivolo di sangue iniziò a scivolare sul pavimento della cripta,
ma il respiro era assente, così come la luce che fino a poco prima aveva
brillato nei suoi occhi. La ranger emise un mugolio indistinto, facendo un
passo indietro spaventata.
"Siamo fottuti."
Laconico, volgare, ma la realtà non poteva essere riassunta in modo più
sintetico e allo stesso tempo eloquente.
Una figura di donna apparve sulla soglia, occupata fino a poco prima dal
vecchio ranger. Indossava abiti da viaggio da cui spuntava l'elsa di una
spada. Il cappuccio non riusciva a coprire completamente i lunghi capelli
biondi. La sconosciuta dedicò un sorriso maligno verso Torald, quindi posò i
suoi sinistri occhi verdi su Mariel.
"Il mio signore desidera parlarvi." - esordì con voce vellutata -
"Seguitemi."
Ethan non si era lasciato sfuggire il balugino delle zanne della
sconosciuta.
"Siete rapidi a spostarvi o le notizie viaggiano veloci." - disse verso di
lei e indicò a Mariel di indietreggiare, ma la mezzelfa rimase a guardare il
corpo immobile di Torald.
"Spero facciate altrettanto." - continuò la sconosciuta.
Senza attendere replica, girò i tacchi e uscì dalla sala. Ethan vide altre
due figure ferme al centro del laboratorio. Il chierico sentì un rumore al
suo fianco e vide la compagna crollare al suolo addosso al vecchio
guardaboschi. Priva di vita, esattamente come Torald.
"Mariel! NO!"
Era bastato un attimo di distrazione e in due erano caduti, pensò il
chierico, anche se, in un punto imprecisato della sua mente, si formò la
consapevolezza che anche con una preparazione di anni non sarebbero stati in
grado di cambiare le cose. Si stava ancora domandando cosa fosse accaduto
che dalla bocca del suo stomaco esplose un'ondata di rabbia che invase tutto
il resto del corpo come un fiume in piena.
"ANCHE LEI?! NO! NON POSSO ACCETTARLO!"
Ethan prese dal collo il simbolo sacro del suo dio, intenzionato a portare
un po' di pulizia in quel coacervo di iniquità
"Venite qui! Non fuggite emissari del demonio!" - esclamò perentorio,
camminando con cipiglio verso il laboratorio. Stringeva saldamente in mano
il sole a due facce, mormorando tra i denti invocazioni d'ira e di
punizione. Voltò l'angolo e fu allora che li vide.
Erano in tre, proprio come aveva detto Torald.
Un uomo al cui fianco stavano due donne, una più bella dell'altra ed
entrambe con un sorriso tanto beffardo quanto maligno. L'attenzione del
chierico dovette spostarsi sull'uomo al centro, a dispetto dell'ammaliante
aspetto delle due sconosciute.
Egli aveva capelli portati molto corti e un corta barba, entrambi bianchi.
Il suo volto era una maschera imperscrutabile fino a che la silenziosa
preghiera di Ethan non sembrò alterare qualcosa. Il chierico notò un lieve
sorriso increspare quella maschera altrimenti glaciale.
"Cosa avete fatto a Mariel e Torald? PRETENDO di saperlo!" - gridò verso di
loro, sputando tutta l'astio e scaricando la tensione che le ultime ore
avevano accumulato sulle sue spalle.
"Da morti, sarà più facile condurli al castello." - disse una delle donne,
serafica. L'altra femmina controllava guardinga i movimenti del giovane
davanti a loro.
"Perchè morti? Che necessità c'è? Avete così tanta paura di noi da ucciderci
di nascosto?"
"Sì." - fu la risposta della donna e Ethan non se lo sarebbe mai aspettato.
Riprese immediatamente compostezza e, sollevando il medaglione di Rahasyu
verso il soffitto, inspirò e aprì il suo cuore.
"Io ti invoco mio Dio! Mio sole e mia guida, mia unica salvezza nelle
tenebre!" - gridò, acquisendo maggior sicurezza parola dopo parola -
"Splenda il tuo volto, qui ed ora. Annienta i tuoi nemici, Sommo Rahasyu, io
ti prego!"
La sua voce riempì l'intero laboratorio. Le due donne scattarono, ponendosi
di fronte all'uomo dai capelli corti, come a proteggerlo.
I loro volti perfetti mostrarono gli affilati canini che le labbra avevano
celato fino a quel momento. Ethan le guardò confuso, tradendo una certa
delusione.
"Se Rahasyu fosse già in questo mondo..." - intervenne allora l'uomo, quasi
a mitigare la triste figura del chierico "...le tue parole potrebbero
raggiungerlo e così la tua preghiera troverebbe ascolto. Ma egli è
lontano... lontano più di quanto tu possa credere."
Una spiegazione che giustificava il fallimento di Ethan sotto ogni punto di
vista, ma che non ne riduceva di un grammo la pesante frustrazione.
"Cosa stai dicendo?!" - sbottò con disprezzo, con la voce rotta dalla
commozione - "Come può un dio essere lontano da qualcosa? Le tue parole sono
menzogne!"
" Egli è lontano quanto lo è il Sole per me ed i miei figli... E anche se ti
ha scelto, Rahasyu non può aiutarti ora. Lui, al cui cospetto persino io
debbo inchinarmi." - continuò lo sconosciuto - "Rivolgi le tue preghiere ad
Helm, poiché è l'unico orecchio teso ad ascoltare, per ora. Rahasyu, Elessi,
Talium, Alvorees,  Ira Golar...  sono tutti numi sordi alle preghiere di
questa fertile terra Sordi persino alle richieste dei loro eletti."
"MAI! Non mi ingannerai con queste assurdità. Quel che dici è impossibile!"
Ethan chiuse gli occhi e tornò a pregare il suo dio, stringendo con più
forza la catena del medaglione. Che la sua preghiera valicasse ogni confine,
così come aveva scoperto che oltre il mare c'erano altre terre sconosciute,
così la sua fede avrebbe potuto strappare il velo del dubbio che le parole
dello sconosciuto assassino volevano stendere sul suo cuore.
Le due donne sembravano infastidite dall'agire del giovane, ma rimanevano
ferme in guardia davanti a quello che era ormai evidentemente il loro
signore.
"Era da molto che qualcuno non entrava in questo castello mettendo a rischio
le mie ricerche."
Ethan abbassò il simbolo sacro, il cuore stretto in una morsa di dolore e
rassegnazione.
"Le tue ricerche sono abominazioni. Avremmo dovuto distruggerle subito,
senza tentennare!"
"Non sono qualcosa che viene insegnato nelle scuole arcane, ma sono qualcosa
che serve al mio scopo e per questo, degno di esistere."
La voce dello sconosciuto era melodica, e le parole avevano una cadenza
antica, quasi raffinata. Non era il modo con cui le persone dell'epoca
attuale parlavano, neppure i figli dei nobili, che fin da piccoli vengono
educati all'etichetta.
"Condannare una creatura a nutrire l'altra è indegno!"
"Indegno?" - dibatté sorpreso l'uomo - "Lo trovo propedeutico."
"La tua visione della realtà è distorta dallo stato innaturale in cui
perseveri. Sei fuori da ogni legge, e pensi di poter fare lo stesso a
piacimento."
Ethan tirò tutto fuori ciò che aveva da dire. Insolenze gratuite, accuse
generiche sui vampiri, invettive sulla teologia spicciola che la bocca dello
sconosciuto voleva dispensare. Non risparmiò il fiato, come se la sua mente
si fosse resa conto di essere alla fine.
Si trovava di fronte a Lord Valorean e le sue meretrici. Cosa poteva perdere
ancora? Torald era morto, Mariel lo aveva seguito immediatamente. Avrebbe
tardato tanto a raggiungerli? Non lo sapeva, perciò tanto valeva togliersi
quale sassolino dalla scarpa.
"Mi sorprende, visto il tuo retaggio, ma ne prendo atto." - disse alla fine
l'uomo dai capelli bianchi.
"Il mio retaggio è una storia ormai chiusa. Mio padre ha pagato il suo pegno
per essere diventato quel che è diventato!"
"Il tuo retaggio è il dono degli falsi Déi che governano queste lande."
"I falsi dei... Secoli di vita, mio lord, e ancora non hai capito che tutti
gli dei sono un unico dio, e viceversa?"
"Un unico dio... Rahasyu o qualche altro nume letto in biblioteca?"
"La non morte ha distrutto il tuo cervello, e i corpi alle mie spalle e di
fronte a me lo dimostrano ampiamente. Un nome non conta nulla, perchè è solo
fiato. Conta la fede, e solo quella, nel Suo potere: Amaunator, Lathander,
Rahasyu che conta? io adoro quel che il sole rappresenta, ciò di cui la luce
ed il fuoco è simbol..."
La sequenza di parole di Ethan venne interrotta. Il chierico ebbe come
l'impressione di aver sentito qualcosa sfiorargli il cuore, come artigli che
avrebbero persino potuto stritolarlo in un attimo e per questo gli mancò il
fiato per proseguire.
"Ed egli ti aiuta in frangenti come questo? EGLI CORRE IN TUO AIUTO,
IMPEDENDO ALLA MIA MANO DI PORRE FINE ALLA TUA VITA?"
La voce dell'uomo sembrò il tuono che annuncia la tempesta. Persino le due
donne, che fino a quel momento erano rimaste pronte per proteggerlo, si
allontanarono da lui, rendendolo in apparenza vulnerabile.
"Chi sono io per giudicare la Sua volontà?" - cercò di riprendere il
chierico, ma fu nuovamente interrotto da parole taglienti come spade.
"Nessuno e presto lo imparerai."
L'adrenalina era stata spazzata via. Il terrore che aveva circondato il
laboratorio, giunse a sommergerlo completamente.
Ethan ne fu travolto e consumato. Non ci fu una sola preghiera a creare una
speranza per il domani.
Ebbe solo il tempo di posare uno sguardo sul volto di Mariel, per rivolgerle
un ultimo, triste e silenzioso saluto.

[fine] 

&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-10-28T23:02:08</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/794">
    <title>I: [Il Tramonto degli Eroi] La sala degli orrori - II</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/794</link>
    <description>&lt;pre&gt;Bah, avevo scordato l'html.
---

Mariel indietregglò. Un velo di sudore le imperlava il volto e i suoi occhi
grigi erano spalancati e increduli. Ethan rimase dov'era. Il suo udito non
era fine come quello della mezzelfa ed impiegò qualche istante per giungere
alla verità che aveva colpito la compagna poco prima.

***...........tump...........***

Costante e ritmico come poteva esserlo solo il battito di un cuore in piena
salute.
Quello era il suono che colse la sua attenzione, dando una nuova luce a
tutto quello che li circondava.
Ethan rimase ammutolito dall'orrore, incapace di credere che una cosa del
genere potesse esistere davvero.
Si voltò verso Torald, l'unico che poteva sapere prima di aver visto.
L'unico che aveva visto molto tempo prima di loro.
Non era una statua dunque, ma una creatura vivente, dentro cui sparivano
quegli strani fili che collegavano il sarcofago di Deidre Mac Athol.

***...........tump...........***

"Come può essere ancora vivo?! Dopo tutto questo tempo... E' assurdo!" -
esclamò spalancando le braccia.

***...........tump...........***

Non era stato l'estro dell'artista, ma una semplice legge naturale quella
che collocava così tanti dettagli all'interno di quella grande cassa
toracica. Ethan prese la torcia e la avvicinò il più possibile a quella
creatura e finalmente lo videe. Vide il movimento della vita, di cui avevano
appena udito il suono. Il battito di un cuore. Dentro il quale si infilavano
due dei fili maledetti. Allo stesso modo, erano invasi gli altri organi, le
vene e le arterie, i muscoli e i tessuti.

***...........tump...........***

Ethan indietreggiò e la luce smise di mostrare quel macabro spettacolo,
solitamente ben nascosto dentro le ossa e sotto la pelle. Il muso della
gigantesca creatura era rivolto verso l'alto, in una sorta di straziante, ma
silenzioso, urlo.
Mariel fu colta da un impulso irrefrenabile e sguainò la spada. Con un
preciso fendente cercò di recidere i fili che avevano seguito. La lama della
sua arma si infranse contro quelle sottili protuberanze senza procurare il
minimo effetto. Indietreggiò, lasciando cadere a terra l'arma.

"Whard Fireheart..." - ripetè Torald - "Con questa questa strana creatura,
Valorean prende tempo. La sua forza vitale mantiene intatto il contenuto del
sarcofago." - spiegò appoggiandosi ad di esso. Lui non poteva immaginarlo,
ma ciò che realmente terrorizzava i due giovani era l'agghiacciante
somiglianza della creatura con il loro amico Harj, un altro dei misteriosi
Difensori.

"Cosa succederebbe se recidessimo i fili?" - domandò il chierico.
"Non c'è modo di reciderli...." - sentenziò Torald -  "Furono più resistenti
anche delle nostre armi."
"E se uccidessimo o liberassimo Whard? Non è possibile sopportare una cosa
del genere dopo averla vista." - fece ancora Ethan "Quella creatura.... io
non so se possa morire davvero.... Non so da quanto tempo si trovi in quelle
condizioni... Eppure è ancora viva, capite?"
Ethan sapeva che si trattava di qualche secolo, ma non disse nulla,
limitandosi a pensare.
"Ma una soluzione a questa situazione deve pur esserci! Dannazione!" -
sbottò di colpo la mezzelfa. Torald la guardò con comprensione.
"noi lo abbandonammo, perchè non eravamo certi di poterlo uccidere....
Certo, potevamo ferirlo, ma così avremmo solamente aggravato il suo dolore.
La druida che viaggiava con noi era convinta di questo, così ci convinse a
lasciarlo in queste orribili condizioni."
"Questo sarcofago invece? Che mi dici? Sai come è stato costruito e se è
possibile distruggerlo?" - chiese il chierico, avvicinandosi all'uomo.
"Neppure il martello di Tohinar aveva potuto fare nulla. E stiamo parlando
in un martello forgiato dai nani dell'Orma."
Ethan appoggiò la mano sul sarcofago dentro cui riposava il corpo di Deirdre
Mac Athol.
"Dunque? Siamo impotenti?" Non trovo nulla che possa aiutarci ormai..."
A quel punto, intervenne Mariel. "Prova a pensare alle nostre visioni... E'
come se fossimo i discendenti diretti. Sarebbe la chiave che ci ha fatto
entrare nel castello, a rigor di logica."
"Questo vale per te, non per me. Sei tu che hai avuto accesso al castello, e
temo di aver capito perché." - rispose il chierico, riuscendo a collocare un
ulteriore tassello. Mariel lo guardò confusa.
"Deirdre, il cui corpo è qui, custodito da Whard, oggetto di esperimento di
Valorean e di chi è diventato suo servo. Ma tu - proprio tu, sua discendente
- vi accedi liberamente, quasi attesa. Forse secondo un piano pensato da
secoli. Perchè?" - si chiese, ponderando altre possibilità - "Un'anima non
torna dal mondo dei morti, ma i druidi insegnano che talvolta essa può
reincarnarsi. Ho paura per te, Mariel, perchè forse sei tu la chiave di
questo marchingegno diabolico."
Torald li guardò senza capire. "A che cosa vi riferite? Discendenti?!?"
Il vecchio guardaboschi riuscì finalmente a dare un senso al particolare che
lo aveva colto non appena entrato nella sala del sarcofago: il volto della
donna custodita in esso, Deirdre, era uguale a quello della sua piccola
Mariel. Inizialmente non aveva detto nulla, sperando in cuor suo che fosse
solo un'orribile coincidenza. L'odio verso Lord Valorean si riaccese più
violento di prima.
"Sì, Torald. Siamo i discendenti di chi è qui presente, come corpo o come
ricordo."
"Quindi la somiglianza.... oh.... tu hai a che fare con questo mostro,
allora?"
"Io?" - fece il chierico - "Io sono l'ultimo dei Van hevelburg, discendente
di chi ha operato attivamente perchè questo orrore venisse pensato e
costruito."
"Non abbiamo i loro stessi scopi, e caratteri diversi... Ma qualcosa di noi
si intreccia con loro." - aggiunse Mariel, sperando di calmare il padre
adottivo. La sua espressione si era fatta di roccia alle parole del
compagno.
"Per quale motivo siete venuti qui? Che cosa vi ha spinto a cercare questo
maniero? Senza di voi sarei ancora vittima di quel maleficio, di questo vi
sarò eterno debitore."
Ethan fece un cenno con la mano. - "Julia per quel che mi riguarda. Diceva
di essere venuta per cercare una.. cura."
"Una cura?"
"Si, per il suo compagno, morsicato da un vampiro ed infettato
probabilmente. Ma non mi ha mai detto nulla di più ne' chi la mandasse."
"...il morso di un vampiro non ha cura..." - sentenziò il guardaboschi -
"...mi spiace per il compagno della vostra amica."
"Julia era sicura del contrario" - mormorò il chierico - "Oppure mi ha
mentito, non lo so." - ammise amaramente. L'affermazione di Torald era stata
pesante e come un maglio di fero si era infranto contro un muro di pietra,
sbriciolandolo. Qualosa si smosse nei ricordi del chierico, ma in quel
momento non riuscì a metterlo a fuoco. Da quando aveva lasciato al casa
della Zia Anne di cose ne erano successe e di storie fantastiche da
raccontare, ne aveva raccolte e sentite un bel po'. Alcune di queste
riguardavano anche i vampiri e il ricordo del cacciatore per un attimo
attraverso la mente di Ethan. Egli si focalizzò però sui ricordi sbagliati e
perse quel barlume di lucidità.
"Eppure un difensore Ã¨ stato ucciso una volta al tempio di Oghma di
Samiria." - disse agli altri.
"Un...Difensore?" - chiese Torald, non avendo mai sentito quella parola.
"Si, uno di questi bestioni." - fece indicando Whatd - "L'abbiamo ucciso, o
almeno così ci è sembrato."
"Ethan..." - disse piano la guardaboschi, interrompendo il compagno -
"Questo posto mi mette ansia. Lo so che necessiti  di risposte e di azioni
che pongano fine a questo scempio. Ma non voglio più restare qui dentro." -
cercò di essere il più sincera possibile. La risposta di Ethan la sorprese.
"Puoi andartene allora. Se non sopporti l'orrore, è bene che tu abbandoni il
campo. Quanto al nostro amico pieno di cavi... io ho uno scettro d'argento
nello zaino, ma non so se può essere usato come arma da infilargli nel
cuore. in ogni caso, credo si possa tentare."
Torald fece un passo avanti - "Ehi, bada a come parli alla mia bambina."
Ethan lo guardò con un mezzo sorriso.
" La tua bambina ha più palle di molte donne ed elfette che ho conosciuto,
ma non obbligo nessuno a combattere oltre contro se' stessi. Se quel che c'è
qui è troppo, e sarebbe troppo per molti, allora è libera di tornare alla
sua vita. E' un'offerta la mia, una cortesia. Non prendetela come un'offesa,
poichè non potrei mai." - detto questo, si  sistemò l'arma alla cinta.
"Mi sento obbligato a tentare, con qualunque mezzo, per mettere fine a quel
che vedo. Torald, cosa c'è nell'altro passaggio?"

[Continua...]

Kilian, Meister, Mariel

Funny things:
[23:39] [Misty]: bon ora andrò a letto che dopo aver passato un mega
raffreddore ed essermi ripresa [23:39] [Misty]: mi sa che Kil mi ha passato
l'influenza -.- 
[23:40] [Kilian]: giustizia divina 
[23:40] Mariel: nu! tesoro, fatti una bella dose di tachipirina 
[23:40] [Misty]: e io pure lo curo, gli vado a prendere le medicine e a
momenti lo imbocco pure!!!
[23:40] [Misty]: ingrato.
[23:40] [Kilian]: maschio.
[23:40] [Misty]: tsk
[23:40] [Misty]: diventerò lesbica prima o poi


[23:30] Mariel: tira fuori un po di charme, le donne hanno bisogno di
piccole cose 
[23:30] Mariel: di romanticherie 
[23:30] Meister: imparerò la magia allora 
[23:30] Mariel: mi scioglie più un sms con scritto "ti penso" che una cena
pagata.
[23:30] [Kilian]: si, devi sforzarti solo all'inizio 
[23:30] [Kilian]: poi si dimenticano di questi "bisogni"
[23:30] Meister: lol
[23:30] [Kilian]: (lol, misty miha picchiato) 
[23:31] Meister: brava misty! Daje!

&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-10-11T20:08:34</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/793">
    <title>[Il Tramonto degli Eroi] Il laboratorio</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/793</link>
    <description>&lt;pre&gt;Ricevuta tanti mesi fa, dal sommo e infaticabile Meister :D 
  _____  

 
Lasciarono la stanza dei tormenti, incapaci di trovare una soluzione per far
cessare la sofferenza di Whard o dare finalmente riposo a Deirdre. Torald
spiegò loro dell'altra saletta, descrivendola sommariamente: durante la
"trance" vi si recava spesso, recuperando i preziosi componenti per i suoi
incantesimi e studi. Dal tono della voce si capiva comunque che altri
pensieri ne turbavano l'animo. Alle richieste insistenti dei due giovani,
alla fine, il guardiaboschi dovette cedere.  

«Si sta ripetendo di nuovo...» disse, abbassando gli occhi a terra, le
labbra tirate in un'espressione di impotenza «Questo é un orrore che NOI
abbiamo già affrontato e che doveva rimanere dimenticato... perché il
destino ha condotto voi e quella ragazza qui? Non bastavano le nostre di
vite distrutte da quel mostro? Ho perso validi compagni e ottimi amici
cercando di fermarlo... e l'unica cosa che abbiamo capito é che non poteva
essere fermato...»
 
A nulla valsero le parole di incoraggiamento di Mariel o l'invito alla fede
del chierico. Torald conosceva bene il suo nemico, molto più dei due
avventurieri. Scosse la testa, mentre con la mano spinse la porta che
bloccava loro il passo. E quando l'uscio venne varcato, le loro menti
rimasero sgomente e paralizzate in una morsa di fredda paura. Non era tale
da togliere il fiato, perché erano troppo impegnati a focalizzare immagini,
colori e contorni; era una paura meccanica, come di quelle che assalgono chi
è costretto a giocare suo malgrado con un congegno a molla e sa che prima o
poi inevitabilmente esploderà, ma non quando, nè come. Così entrarono con la
medesima tensione in una sorta di tempio, immerso nella luce. Non c'erano
macchie di sangue coagulato sulle pareti, non c'erano arti umani gettati
alla rinfusa sul pavimento, non c'era alcuna oscurità a mascherare l'orrore.
Eppure esso era là, ben visibile, quasi a portata di mano. Di fronte a loro,
ordinato, ecco una una sorta di laboratorio perfettamente illuminato, dove
su mensole e ripiani stavano in bell'ordine alambicchi, contenitori e libri.
La sala con i tre tavoli dove era avvenuto il loro scontro con Torald ancora
posseduto era solo la zona dove venivano portati avanti gli esperimenti: il
vero laboratorio, invece, era lì davanti a loro, pregno dei segreti di Lord
Valorean. E il congegno a molla alla fine scattò. Spostando gli occhi ai
quattro angoli sembrava quasi che ogni razza fosse stata catalogata, o forse
creata, tra quelle quattro mura candide: dita umane, dita di orco, di troll,
di hobgoblin; un intero scaffale pieno di contenitori di vetro in cui
galleggiavano, in un liquido grigio, le più diverse parti di ogni razza
possibile: occhi, arti, organi e feti abortiti, tutti etichettati ed
organizzati secondo un ordine più che maniacale. 
 
Torald dovette ammettere la sua responsabilità di tutto questo. L'uomo per
anni aveva vissuto involontariamente al servizio di Valorean, e come un
automa aveva egli stesso provveduto a quell'ordine mostruoso, affinché da
esso il suo signore potesse trarre la soluzione al quesito che lo
tormentava: redimere il corpo dal logorio dell'anima.
 
Lo sconcerto si dipinse sui volti dei due ascoltatori. Il guardiaboschi
dovette spiegare: «Secondo Valorean ed i suoi studi, non è il tempo che
conduce alla morte, bensì il peso dell'anima. Più essa è antica, più la sua
presenza consuma il corpo che la contiene. E poichè il suo desiderio era
riportare alla vita Deirdre, da queste premesse non poteva discendere che
un'unica, tragica, conseguenza: ella avrebbe di nuovo vissuto solo pochi
istanti di vita, perchè l'anima avrebbe consumato la carne come un fuoco
improvviso consuma le foglie d'autunno. La sola cosa da fare era allora
sperimentare: trovare una carne, un tessuto vivente nuovo o diverso, capace
di compiere l'impossibile. Per anni ho tentanto, cercandone uno adatto, e se
l'avessi trovato avrei dovuto studiarne i segreti per manipolarlo affinchè
fosse il più possibile umano. Valorean non tollerava di far rinascere la sua
Deirdre nel corpo di un mostro, anche se per ironia proprio alcune tra le
creature più ripugnanti si sono dimostrate adatte all'esperimento». 
 
Scese il silenzio, mentre Ethan e Mariel ponderavano quanto avevano
scoperto, così come le implicazioni del grande piano che era stato loro
cucito intorno. Quel poco che potevano comprendere era ora finalmente
chiaro, così chiaro da lasciar spazio a considerazioni d'ordine più
pragmatico, poiché se era vero - e non c'era motivo di dubitare - quel che
era stato appena descritto da Torald, se il loro ruolo poi nella faccenda
era quello che l'intuito suggeriva, allora era il momento non già di
perdersi in chiacchere su sistemi e filosofie, ma di affrontare
immediatamente la situazione di pericolo nella quale erano sprofondati, con
soluzioni rapide, possibilmente funzionali. Il castello dei Van Hevelburg
con il suo tesoro era stato violato, e presumibilmente i servitori di
Valorean erano già in marcia per eliminare gli intrusi e ripristinare
l'ordine. 
 
Venne considerato ogni tipo di azione, riflettendo anche su ciò che era
stato già tentato con scarso successo. Distruggere il sepolcro di Deirdre
era impossibile, così come l'infernale macchinario che la teneva collegata
al corpo del Difensore. Avessero riprovato e fossero riusciti, l'ava di
Mariel sarebbe morta per sempre, segnando scacco matto nei confronti di
Valorean. Ma appunto era impossibile procedere in questo modo. Ethan, memore
dei suoi passati incontri con i licantropi, propose di ferire in profondità
il cuore di Whard, così da scatenarne la furia insana che precede la loro
morte e lasciarlo distruggere la propria prigione. Ma Torald ricordò al
chierico che già lui ed i suoi compagni in passato avevano tentato, e senza
alcun successo.
 
Fu Mariel a trarre le conclusioni più estreme del ragionamento, con una
freddezza che - per tragicità - ne sottolineava lo spirito indomito.
 
«Il corpo di Deirdre riposa qui, è evidente. Ma la sua anima? Forse vive in
qualche piano esterno, forse è prigioniera altrove, in attesa di
reincarnarsi. La domanda è proprio questa: dov'è? Se pensiamo a come siamo
arrivati qui, ai progetti di Valorean su di noi la soluzione è molto
semplice. L'esperimento richiedeva il tuo sangue, Ethan...»
«E la tua anima...» concluse il chierico, colpito dall'apparente e mostruosa
logicità della situazione in cui erano precipitati. «Tu sei Deirdre, di
nuovo...»
«Ragiona con me, Ethan. Valorean ha cercato di portarmi qui senza però farmi
del male... quindi, se io ponessi fine alla mia vita - e lo dico solo per
riflettere, ora - che fine farebbe l'anima di Deirdre?» 
«Ascenderebbe ai piani, secondo le religioni, e verrebbe giudicata dagli
Dei, e poi...  si reincarnerebbe, oppure abiterebbe la dimensione del suo
dio»
«Farebbe comunque la fine che noi vorremmo».
«Ma non è detto. Myrkul è un dio ingannevole e subdolo. Nessuno ci dice che
non possa aver stretto un patto con Valorean, e già lo stato di non-morte
del nostro nemico potrebbe essere un indizio di questo accordo scellerato.
Comunque la tua morte, Mariel, é un'opzione che non si pone  Ci sono
variabili di cui non abbiamo controllo, ed è meglio non giocare con certi
Dei».

Anche Torald si dimostrò assolutamente contrario all'ipotesi. «Mariel.... io
e alcune anime ignare abbiamo già provato a sconfiggere Valorean. Siamo solo
riusciti a sottrargli un oggetto, e la sua vendetta é stata atroce. Abbiamo
fermato i suoi piani per qualche tempo, ma a quale prezzo? E' valsa
veramente la pena del dolore di tutte quelle persone? Tohinar è vivo... ma
Wystler e gli altri? Non so nulla di loro e sono sicuro che sia successo
qualcosa di terribile, esattamente come é accaduto a me»
«Il sacrificio di pochi in favore del benessere dei molti...» sussurrò
Ethan.
«No» lo redarguì il guardiaboschi «Il sacrificio di pochi, in favore di
nulla»
«E chiami nulla aver rallentato Valorean?»
«Ragazzo.... quella creatura va al di là della mia e della tua
comprensione... non è di un dannato coboldo che stiamo parlando!»
«Il tuo disfattismo da eroe in pensione mi infastidisce» sbottò il chierico
«Se non pensi in grande, non potrai mai pensare di affrontare un grande
nemico»
«E' solo un ragionamento alla luce di determinati fatti.... e uno di questi
fatti è l'assoluta impotenza di fronte al suo potere».
«Sono parole che non mi interessano»
 
Mariel cercò di calmare gli animi tra i due, riportando l'attenzione sulla
strategia da escogitare. «Io direi che stiamo solo ritardando un confronto.
Perché non provocarlo? Se la mia vita è preziosa, la paura che io la possa
perdere dovrebbe mobilitarlo»
«Si mobiliterà per fartela perdere possibilmente proprio qui, dove c'è tutto
quello che gli serve» disse il chierico.
«Ma in fondo abbiamo finto, Ethan, e siamo riusciti a far rinsavire Torald.
Perché non fingere di nuovo?»
«Perché siamo solo in due, ed un uomo alla fine dei suoi giorni da eroe,
contro un numero di nemici che non sappiamo valutare. No, ci vuole un
coltello affilato, ma dal manico sicuro»
«Cosa pensi di fare, dunque?»
«Non lo so... però, se la forza bruta ha fallito in passato, allora forse è
tempo di magia. Ma nessuno di noi ne conosce abbastanza per poter venire a
capo di qualcosa. A meno che...» valutò nomi e possibilià. «Il bosco del
presagio è troppo pericoloso, non possiamo fidarci... Forse Allanon? Oppure
un arcimago dell'Arcana Conoscenza? Però Adelnor è troppo lontana...». Il
chierico scosse il capo, deluso. «Suggerimenti?»

[continua]
&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-10-11T20:18:25</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/792">
    <title>[Il Tramonto degli Eroi] La sala degli orrori - II</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/792</link>
    <description>&lt;pre&gt;Mariel indietregglò. Un velo di sudore le imperlava il volto e i suoi occhi
grigi erano spalancati e increduli. Ethan rimase dov'era. Il suo udito non
era fine come quello della mezzelfa ed impiegò qualche istante per giungere
alla verità che aveva colpito la compagna poco prima.

***...........tump...........***

Costante e ritmico come poteva esserlo solo il battito di un cuore in piena
salute. 
Quello era il suono che colse la sua attenzione, dando una nuova luce a
tutto quello che li circondava. 
Ethan rimase ammutolito dall'orrore, incapace di credere che una cosa del
genere potesse esistere davvero.
Si voltò verso Torald, l'unico che poteva sapere prima di aver visto.
L'unico che aveva visto molto tempo prima di loro.
Non era una statua dunque, ma una creatura vivente, dentro cui sparivano
quegli strani fili che collegavano il sarcofago di Deidre Mac Athol.

***...........tump...........***

"Come può essere ancora vivo?! Dopo tutto questo tempo... E' assurdo!" -
esclamò spalancando le braccia. 

***...........tump...........***

Non era stato l'estro dell'artista, ma una semplice legge naturale quella
che collocava così tanti dettagli all'interno di quella grande cassa
toracica. Ethan prese la torcia e la avvicinò il più possibile a quella
creatura e finalmente lo videe. Vide il movimento della vita, di cui avevano
appena udito il suono. Il battito di un cuore. Dentro il quale si infilavano
due dei fili maledetti. Allo stesso modo, erano invasi gli altri organi, le
vene e le arterie, i muscoli e i tessuti.

***...........tump...........***

Ethan indietreggiò e la luce smise di mostrare quel macabro spettacolo,
solitamente ben nascosto dentro le ossa e sotto la pelle. Il muso della
gigantesca creatura era rivolto verso l'alto, in una sorta di straziante, ma
silenzioso, urlo.
Mariel fu colta da un impulso irrefrenabile e sguainò la spada. Con un
preciso fendente cercò di recidere i fili che avevano seguito. La lama della
sua arma si infranse contro quelle sottili protuberanze senza procurare il
minimo effetto. Indietreggiò, lasciando cadere a terra l'arma.

"Whard Fireheart..." - ripetè Torald - "Con questa questa strana creatura,
Valorean prende tempo. La sua forza vitale mantiene intatto il contenuto del
sarcofago." - spiegò appoggiandosi ad di esso. Lui non poteva immaginarlo,
ma ciò che realmente terrorizzava i due giovani era l'agghiacciante
somiglianza della creatura con il loro amico Harj, un altro dei misteriosi
Difensori.

"Cosa succederebbe se recidessimo i fili?" - domandò il chierico. 
"Non c'è modo di reciderli...." - sentenziò Torald -  "Furono più resistenti
anche delle nostre armi." 
"E se uccidessimo o liberassimo Whard? Non è possibile sopportare una cosa
del genere dopo averla vista." - fece ancora Ethan
"Quella creatura.... io non so se possa morire davvero.... Non so da quanto
tempo si trovi in quelle condizioni... Eppure è ancora viva, capite?"
Ethan sapeva che si trattava di qualche secolo, ma non disse nulla,
limitandosi a pensare.
"Ma una soluzione a questa situazione deve pur esserci! Dannazione!" -
sbottò di colpo la mezzelfa. Torald la guardò con comprensione.
"noi lo abbandonammo, perchè non eravamo certi di poterlo uccidere....
Certo, potevamo ferirlo, ma così avremmo solamente aggravato il suo dolore.
La druida che viaggiava con noi era convinta di questo, così ci convinse a
lasciarlo in queste orribili condizioni."
"Questo sarcofago invece? Che mi dici? Sai come è stato costruito e se è
possibile distruggerlo?" - chiese il chierico, avvicinandosi all'uomo.
"Neppure il martello di Tohinar aveva potuto fare nulla. E stiamo parlando
in un martello forgiato dai nani dell'Orma."
Ethan appoggiò la mano sul sarcofago dentro cui riposava il corpo di Deirdre
Mac Athol.
"Dunque? Siamo impotenti?" Non trovo nulla che possa aiutarci ormai..."
A quel punto, intervenne Mariel. "Prova a pensare alle nostre visioni... E'
come se fossimo i discendenti diretti. Sarebbe la chiave che ci ha fatto
entrare nel castello, a rigor di logica."
"Questo vale per te, non per me. Sei tu che hai avuto accesso al castello, e
temo di aver capito perché." - rispose il chierico, riuscendo a collocare un
ulteriore tassello. Mariel lo guardò confusa.
"Deirdre, il cui corpo è qui, custodito da Whard, oggetto di esperimento di
Valorean e di chi è diventato suo servo. Ma tu - proprio tu, sua discendente
- vi accedi liberamente, quasi attesa. Forse secondo un piano pensato da
secoli. Perchè?" - si chiese, ponderando altre possibilità - "Un'anima non
torna dal mondo dei morti, ma i druidi insegnano che talvolta essa può
reincarnarsi. Ho paura per te, Mariel, perchè forse sei tu la chiave di
questo marchingegno diabolico."
Torald li guardò senza capire. "A che cosa vi riferite? Discendenti?!?"
Il vecchio guardaboschi riuscì finalmente a dare un senso al particolare che
lo aveva colto non appena entrato nella sala del sarcofago: il volto della
donna custodita in esso, Deirdre, era uguale a quello della sua piccola
Mariel. Inizialmente non aveva detto nulla, sperando in cuor suo che fosse
solo un'orribile coincidenza. L'odio verso Lord Valorean si riaccese più
violento di prima.
"Sì, Torald. Siamo i discendenti di chi è qui presente, come corpo o come
ricordo."
"Quindi la somiglianza.... oh.... tu hai a che fare con questo mostro,
allora?"
"Io?" - fece il chierico - "Io sono l'ultimo dei Van hevelburg, discendente
di chi ha operato attivamente perchè questo orrore venisse pensato e
costruito."
"Non abbiamo i loro stessi scopi, e caratteri diversi... Ma qualcosa di noi
si intreccia con loro." - aggiunse Mariel, sperando di calmare il padre
adottivo. La sua espressione si era fatta di roccia alle parole del
compagno.
"Per quale motivo siete venuti qui? Che cosa vi ha spinto a cercare questo
maniero? Senza di voi sarei ancora vittima di quel maleficio, di questo vi
sarò eterno debitore." 
Ethan fece un cenno con la mano. - "Julia per quel che mi riguarda. Diceva
di essere venuta per cercare una.. cura."
"Una cura?"
"Si, per il suo compagno, morsicato da un vampiro ed infettato
probabilmente. Ma non mi ha mai detto nulla di più ne' chi la mandasse."
"...il morso di un vampiro non ha cura..." - sentenziò il guardaboschi -
"...mi spiace per il compagno della vostra amica."
"Julia era sicura del contrario" - mormorò il chierico - "Oppure mi ha
mentito, non lo so." - ammise amaramente. L'affermazione di Torald era stata
pesante e come un maglio di fero si era infranto contro un muro di pietra,
sbriciolandolo. Qualosa si smosse nei ricordi del chierico, ma in quel
momento non riuscì a metterlo a fuoco. Da quando aveva lasciato al casa
della Zia Anne di cose ne erano successe e di storie fantastiche da
raccontare, ne aveva raccolte e sentite un bel po'. Alcune di queste
riguardavano anche i vampiri e il ricordo del cacciatore per un attimo
attraverso la mente di Ethan. Egli si focalizzò però sui ricordi sbagliati e
perse quel barlume di lucidità.
"Eppure un difensore Ã¨ stato ucciso una volta al tempio di Oghma di
Samiria." - disse agli altri.
"Un...Difensore?" - chiese Torald, non avendo mai sentito quella parola.
"Si, uno di questi bestioni." - fece indicando Whatd - "L'abbiamo ucciso, o
almeno così ci è sembrato."
"Ethan..." - disse piano la guardaboschi, interrompendo il compagno -
"Questo posto mi mette ansia. Lo so che necessiti  di risposte e di azioni
che pongano fine a questo scempio. Ma non voglio più restare qui dentro." -
cercò di essere il più sincera possibile. La risposta di Ethan la sorprese.
"Puoi andartene allora. Se non sopporti l'orrore, è bene che tu abbandoni il
campo. Quanto al nostro amico pieno di cavi... io ho uno scettro d'argento
nello zaino, ma non so se può essere usato come arma da infilargli nel
cuore. in ogni caso, credo si possa tentare."
Torald fece un passo avanti - "Ehi, bada a come parli alla mia bambina."
Ethan lo guardò con un mezzo sorriso.
" La tua bambina ha più palle di molte donne ed elfette che ho conosciuto,
ma non obbligo nessuno a combattere oltre contro se' stessi. Se quel che c'è
qui è troppo, e sarebbe troppo per molti, allora è libera di tornare alla
sua vita. E' un'offerta la mia, una cortesia. Non prendetela come un'offesa,
poichè non potrei mai." - detto questo, si  sistemò l'arma alla cinta.
"Mi sento obbligato a tentare, con qualunque mezzo, per mettere fine a quel
che vedo. Torald, cosa c'è nell'altro passaggio?"

[Continua...]

Kilian, Meister, Mariel

Funny things:
[23:39] [Misty]: bon ora andrò a letto che dopo aver passato un mega
raffreddore ed essermi ripresa
[23:39] [Misty]: mi sa che Kil mi ha passato l'influenza -.-
[23:40] [Kilian]: giustizia divina
[23:40] Mariel: nu! tesoro, fatti una bella dose di tachipirina
[23:40] [Misty]: e io pure lo curo, gli vado a prendere le medicine e a
momenti lo imbocco pure!!!
[23:40] [Misty]: ingrato.
[23:40] [Kilian]: maschio.
[23:40] [Misty]: tsk
[23:40] [Misty]: diventerò lesbica prima o poi


[23:30] Mariel: tira fuori un po di charme, le donne hanno bisogno di
piccole cose
[23:30] Mariel: di romanticherie
[23:30] Meister: imparerò la magia allora
[23:30] Mariel: mi scioglie più un sms con scritto "ti penso" che una cena
pagata.
[23:30] [Kilian]: si, devi sforzarti solo all'inizio
[23:30] [Kilian]: poi si dimenticano di questi "bisogni"
[23:30] Meister: lol
[23:30] [Kilian]: (lol, misty miha picchiato)
[23:31] Meister: brava misty! Daje!



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&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-10-11T20:05:43</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/791">
    <title>[Il Tramonto degli Eroi] La sala degli orrori - I</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/791</link>
    <description>&lt;pre&gt;Torald si diresse verso le porte alla fine della sala. Ethan e Mariel lo
seguirono titubanti, pensando ancora alla storia dell'Arco dalla Corda di
Luna e dei suoi compagni. Si era parlato davvero del Tomo della Discordia,
rifletteva Ethan e pensare che tutto si legava a Lord Valorean, vissuto
secoli prima, gli faceva raggelare il sangue.

I due avventurieri stavano discutendo sugli appunti trovati nella stanza,
mentre Torald li conduceva oltre lo studio di Van Hevelburg. Con immani
fatiche erano giunti fino a quella verità, tanto inseguita da Ethan, quanto
essa sorprendeva Mariel attimo dopo attimo. La ranger aveva ritrovato il
mentore perduto da anni e a stento il suo cuore riusciva a contenere la
gioia. Nondimeno, la mezzelfa sapeva di dover rimanere concentrata, poiché
si trovavano in un luogo che poteva nascondere le trappole più insidiose.
Varcarono una delle porte alla fine della sala, infilandosi in un corridoio
illuminato da torce perenni. Torald camminava appoggiandosi alla parete con
la mano destra, continuando a rispondere alle domande dei due giovani.
"Era qualcosa a cui non eravamo pronti, capite?" - stava dicendo,
descrivendo il momento in cui egli stesso, insieme ai compagni di allora,
varcò quella stessa porta per dirigersi verso quella che poco prima aveva
chiamato la sala degli orrori.
Ethan e Mariel compresero il vero significato dell'epiteto non appena Torald
aprì la porta alla fine del corridoio.

Li accolse una stanza probabilmente circolare, illuminata per buona parte da
una luce soffusa molto fredda.
Non c'era alcun tipo di arredo, escluso un sarcofago intarsiato al centro
della stanza. Vi si avvicinarono prima che Torald potesse metterli in
guardia. Per un lungo minuto essi non ebbero voce per parlare.
La parte superiore del sarcofago, grazie ad una qualche forma di magia,
permetteva di ispezionare il contenuto senza dover necessariamente violare
ciò che a tutti gli effetti era una tomba. Al suo interno, perfettamente
conservata e vestita di abiti appartenuti ad un'altra epoca, riposava il
corpo di una donna dai lineamenti simili a quelli di Mariel, solo
leggermente più spigolosi e senza quel tocco delicato tipico del sangue
elfico.
I suoi occhi erano chiusi ed il respiro assente. Rimasero a guardarla per
diversi istanti.
"Mi somiglia così tanto..." - mormorò ad un certo punto la mezzelfa,
appoggiando la mano sul sarcofago.
"Deirdre Mac Athol" - ingiunse Torald, cercando di far destare i due giovani
dal loro torpore.
"E' conservata in modo immacolato. E innaturale." - Fece Mariel, dopo una
breve pausa.
"Valorean ha voluto così... oltre ogni limite, ignorando qualsiasi legge.
Dopo vent'anni, costei ha ancora lo stesso aspetto. Ricordo che rimasi
sorpreso proprio come voi ora...."
Ethan strinse l'arma nella mano, accarezzando il simbolo del suo dio appeso
al collo.
"Non mi dispiacerebbe sbarazzarmi di questo corpo adesso, ma credo che il
vecchio abbiamo messo qualche protezione al suo giocattolo, vero?"
"Il nostro gruppo non riuscì ad intaccare nulla di questo luogo." - rispose
l'uomo, indicando la zona d'ombra oltre il capo di Deirdre - "Vi metto ora
in guardia da ciò che vedrete nell'altra metà della sale, lì, dove si trova
quella zona di oscurità."
I due si voltarono nella direzione indicata oltre il sarcofago.
Effettivamente una buona porzione della sala era avvolta nel buio.
"Cosa c'è là, Torald?"
"Whard Fireheart." - replicò lui ed il nome dell'antico Difensore echeggiò
nella sala. Ethan pensò ad Harj e al viaggio che aveva potuto condividere
con lui e a ciò che avevano passato assieme. Mariel mostrava chiari segni di
nervosismo, spostava il peso da un piede all'altro, e continuava a stringere
e ad allentare la presa sulla spada.
Ethan ruppe gli indugi. - "Prego."
Così Torald, accesa una torcia, la alzò sopra la testa, fendendo il buio che
avvolgeva il resto della sala.

Ethan si aspettava di vedere un altro sarcofago, decisamente più grande, con
all'interno il corpo del Difensore. Niente di nuovo in quel castello abitato
dalla follia. Mariel invece, non si aspettava proprio nulla. Troppe le
emozioni in un lasso di tempo troppo breve.
Ora anche Ethan poteva provare la medesima sensazione. Le opinioni sarebbero
giunte solo dopo qualche istante, perché la mente aveva bisogno di tempo per
razionalizzare gli stimoli esterni e inoltre doveva anche preoccuparsi di
mantenere il controllo. Il corpo, altrimenti, si sarebbe abbandonato a
pianti isterici, urla di panico o addirittura fughe perdifiato lungo i
corridoio del maniero.
Oltre il sarcofago, celato da una fascia di oscurità che ora la torcia
riusciva a fendere, si nascondeva il vero orrore e il segreto che aveva
permesso al corpo di Deirdre di rimanere immacolato nei secoli che aveva
passato in quei sotterranei.
La mente dei giovani si focalizzò prima sui dettagli, quasi cercasse di
affrontare la cosa a piccoli passi. Per prima fu notata la serie di
filamenti che correva dal sarcofago lungo il pavimento e su per le pareti
fino al soffitto come edera, per poi discendere dalla parte opposta della
stanza, dove la torcia illuminava. Delle ragnatele  univano tra loro questi
bizzarri fili, tratteggiando il tutto con tinte surreali. Oltre le
ragnatele, l'occhio arrivò al punto di non ritorno. Se la palpebra adibita
alla sua pulizia interveniva tempestivamente, c'è ancora la possibilità di
distogliere lo sguardo. Ma nel momento in cui l'immagine oltre le ragnatele
veniva messa a fuoco, la mente doveva purtroppo fare i conti con la realtà.

Ethan fece un passo avanti, precedendo Mariel e Torald, ma si fermò prima
ancora di completare il movimento. La gola era già secca e la difficoltà a
deglutire lo colse impreparato. Tossì, soffocando un conato di vomito.
Una statua occupava interamente la parete di fronte agli avventurieri e la
sua imponenza era mitigata solo dall'oscurità che ancora ne celava gran
parte. Appariva come una gigantesca bestia, forse uno di quei mostri che
nelle storie dei bardi infestano le notti di luna piena. A metà strada tra
un uomo ed un lupo gigante, la statua era fissata saldamente alla parete da
quattro spesse travi di legno che ne attraversavano le spalle e le cosce.

I filamenti che scendevano dal soffitto lungo la parete, entravo in quella
strana statua. Mariel alzò la torcia, scoprendo che il mostro era stato
raffigurato con la cassa toracica aperta, come fosse un cesto di vimini
ancora in fase di completamento. Le costole, grandi quanto il braccio di un
uomo si aprivano a formare due ampi archi, circondando uno spettacolo
solitamente negato agli occhi delle creature viventi: il bizzarro artista
che aveva creato quella scultura aveva dedicato particolare attenzione ai
dettagli, scolpendo nella pietra cuore, polmoni e gli altri organi
solitamente celati sotto pelle, muscoli e ossa. I filamenti terminavano in
vari punti di questi organi marmorei, alla base del collo e lungo le braccia
e gambe del mostro.
"Che strana statua..." - commentò la guardaboschi, voltandosi verso i
compagni.

*** tump ***

Prima che Torald potesse darle una spiegazione, il suo udito, retaggio del
sangue elfico che le scorreva nelle vene, sentì qualcosa che la fece
rabbrividire.

*** tump...........tump...........tump....***

Era flebile e lontano come poteva esserlo un sussurro nell'occhio di un
ciclone, ma Mariel non poteva essere tratta in inganno su queste cose. Con
il volto contratto in un'espressione incredula, fece un passo indietro,
spingendo Ethan e allontanandosi dalla statua.
Il chierico la guardò senza capire, ma quando accennò a parlare, la mezzelfa
gli mise una mano sulla bocca - "Ascolta." - gli disse semplicemente.

[Continua...]

Kilian, Ethan, Mariel
Alar...terra di Eroi 

&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-10-05T17:56:18</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/790">
    <title>[Il Tramonto degli Eroi] L'Arco dalla Corda di Luna</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/790</link>
    <description>&lt;pre&gt;C'era molto da raccontare e anche se l'ambiente non era dei più congeniali,
Mariel ed Ethan presero il tempo necessario per fare ogni cosa. Prima di
tutto dovevano occuparsi di Julia e senza troppe cerimonie il chierico si
rivolse a Torald, scostando Mariel anche in malomodo.
"Tu, mostro ripugnante!" - urlò - "Cosa le hai fatto?"
Ethan si mosse verso il corpo della sua compagna di viaggio ormai defunta.
La sollevò con rispetto. Era così fredda e pesante, priva delle leggerenza e
della sensualità  che l'aveva resa splendida in vita. Torald si avvicinò ai
tre tavoli dopo solo pochi minuti prima aveva lavorato alacremente. Mariel
lo osservò senza capire e lanciò un grido quando questi sgomberò il tavolo
coperto di tranci di carne. Poi si avvicinò al tavolo con gli alambicchi, da
cui prese un'ampolla piena di liquido nero.
"P-portala qui..." - lo sentirono dire. Ethan obbedì, anche se il suo
istinto lo stava mettendo in guardia.
"E' morta." - sentenziò il chierico - "Cosa ti fa pensare che la sua anima
voglia tornare indietro dall'aldilà?"
Torald lo guardò con espressione indecifrabile.
"L-Lui sapeva che avreste cercato un baratto..." - rispose l'altro - "...e
ha esercitato una malìa sulla vostra compagna..."
Torald lasciò cadere qualche goccia del liquido sulle labbra pallide di
Julia, mentre i due compagni trattennero il fiato. Come per incanto,
l'impressione e l'odore di morte che il corpo di Julia emanava svanì.
Riprese colore più velocemente di quanto Mariel ed Ethan sperassero e,
finalmente, quando la sentirono respirare essi fecero altrettanto.
Fu a quel punto che Ethan pose la sua domanda. Un quesito che lo
attanagliava da tempo e a cui, forse, quell'uomo poteva finalmente
rispondere.
"Lui, chi?"
"Valorean."
L'inflessione e la certezza con cui Torald pronunciò quel nome, non permise
a Ethan di ritenerla una menzogna. Certo, la sua sorpresa fu più grande di
quello che un'espressione facciale può dare a vedere, ma nemmeno per un
attimo non credette alle parole che aveva udito.
"Valorean? LORD Valorean?!" - disse allibito.
Mariel era perplessa, tante cose successe in pochissimo tempo l'avevano
stordita. "Ethan, cosa succede?"
"Non ne ho idea, ma il fatto che ci sia di mezzo il vecchio non può essere
che un grosso, grosso problema." - rispose il chierico, fissando i tavoli
coperti di carte, ampolle e pezzi di carne. La voce di Mariel anticipò la
sua domanda.
"Che cosa succedeva qui dentro, Torald?"
L'uomo sospirò e per un attimo sembrò accente.
"Ricerche... ero... ero costretto a ricercare qualcosa... senza sosta.
Continuavo le sue ricerche..."
"Perchè stavi lavorando su dei corpi umani? E perchè volevi il mio sangue?"
- chiese allora Ethan. Torald, dopo un lungo silenzio, continuò.
"Piccola " -fece guardando Mariel - "... io non ho mai desiderato
abbandonarti... ma Lui è venuto a prendermi, per vendetta, capisci?"
"Ma, cosa cercava, cosa cerca tutt'ora?" - incalzò Mariel, avvicinandoglisi.
"Rivuole la sua amata... ...una donna di nome Deirdre."
I due avventurieri si guardarono preoccupati.
"Ma Deirdre è vissuta chissò quanti secoli fa. Come aveva in mente di farla
tornare in vita?" - domandò Mariel.
"Processi alchemici che ora, lontano dalla sua influenza, faticherei persino
ad immaginare..." - rispose Torald - "...ma era qualcosa legato alla
capacità  della carne di trascendere il tempo."
"Valorean vuole Deirdre?" - esclamò di botto Ethan - "E cosa c'entra Klaus
con questa storia, cosa c'entra con te... con me?! E per quale assurdo
motivo assecondavi le sue ricerche?!?!"
"...in che anno siamo?" - domandò improvvisamente Torald. Ethan rispose
prima con uno sguardo scettico, poi con nozioni.
"Nel 459° anno dal dono del martello."
"Due anni..." - riflettè l'uomo prima di guardare negli occhi Mariel -
"Perdonami, piccola mia, ma la sua forza non è di questo mondo. Non ho
potuto fermarlo."
La mezzelfa gli sfiorò la mano. "Non preoccuparti, Torald. Non è stata la
tua volontà a farti andar via, ma ora abbiamo bisogno di risposte."

***

La leggenda narra che Thaertil Carelos, l'Arco dalla Corda di Luna, salvò la
Valle del Morgon, divenendone un eroe acclamato e conosciuto da tutti.
Ciò che non è stato tramandato alla leggenda, è il nome della minaccia da
cui l'Arco protesse la valle. Quel nome veniva nuovamente pronunciato
all'interno di una delle sale del maniero Van Hevelburg, nella foresta di
Peynier, a orecchi giovani e inconsapevoli dei disegni del destino.
"Impedimmo a Lord Valorean di accedere ad un luogo che gli avrebbe conferito
il potere necessario per sovvertire l'ordine delle cose."
Le parole di Torald si susseguivano una dopo l'altra, dipingendo davanti
agli occhi di Ethan e Mariel le scene di quegli anni. La voce dell'uomo era
profonda e il suo tono era capace di tenere viva l'attenzione, anche se le
sue rivelazioni sarebbero bastate a togliere il sonno anche al più pigro
degli scolare.
"Thaertil Carelos radunò un gruppo di coraggiosi per entrare e sottrarre a
Valorean un libro di magia. Lui lo chiamava Tomo della Discordia e secondo
quanto aveva potuto scoprire, esso permetteva l'accesso alla Città dei
Sogni."
Ancora quella città. Ethan deglutì la sua tensione stringendo i pugni. Di
quando in quando guardava Julia, ancora priva di conoscenza.
Il volto della donna era sereno e il suo colorito normale. Ormai era fuori
pericolo e la cosa sollevò la coscienza del chierico.
"Tohinar, quello del mulino?" - esclamò sentendo nomimare il nome del nano
da Torald.
"Sì, proprio lui. Si unì a noi insieme a una druida di nome Illyanna e a
Wystler, un chierico. Raggiungemmo la capitale del Male e lì incontrammo
Han, un ladro, amico dell'Arco. Quello fu l'inizio della nostra missione, ma
ci trovammo in un'impresa molto più grande di noi."

"Ma cosa c'entra il castello e la sua evanescenza? E' tutto opera della
magia di Valorean?" - interruppe il chierico, un po' impaziente di sapere.
"Questo è uno dei domini di Valorean.... il covo di uno dei suoi più fedeli
sudditi." - rispose Torald - "Un luogo celato al mondo da secoli.... Ed è
qui che lo affrontammo."
"E lo avete sconfitto?" - domandò ingenuamente Mariel. Il chierico brontolò
- "Non mi pare, eppure hai detto di aver impedito che mettesse le mani su di
un tomo, giusto?"
Torald continuò, senza dar peso all'interruzione del giovane - "Non fu
sconfitto del tutto.... ed è per questo che riuscì a vendicarsi..."
"Vendicarsi? In che modo?" - chiese la mezzelfa, appoggiando le mani al
tavolo dietro di lei.
"Io fui imprigionato qui.... e portare avanti i suoi studi.... Ricordo solo
che quella notte di due anni fa un'ombra mi colse di sorpresa.... ero un
buon ranger, non credevo che qualcuno potesse riuscirci così facilmente....
Una presa salda mi blocco le spalle, costringendomi a guardare il volto del
mio aggressore. Prima ancora che riuscissi a metterne a fuoco i lineamenti,
qualcosa di gelido mi bagnò l'occhio sinistro e la mia mente cadde
nell'oscurità." - Torald fece una pausa - "Ricevetti diversi ordini, a cui
non ebbi la forza di oppormi. Di quando in quando sentivo un pizzicore
all'occhio..... era lui che mi guidava..... era lui che portava avanti i
suoi studi, usando me come una marionetta. Fino al vostro arrivo..."
"Dimmi del medaglione." - chiese Ethan con volto serio.
"Il medaglione e quelal tunica mi è stato ordinato di prepararli qualche
giorno fa. Anche la richiesta del tuo sangue e dei tuoi averi mi è stata
imposta nella medesima maniera. Avrei voluto strapparmi con le mie mani
questo occhio, ma non ne fui in grado.
"Il medaglione significa qualcosa per te?" - chiese allora guardando il
chierico, intento a fogliare alcune carte.
"Il simbolo sul medaglione significa molto per me, ma non è sufficiente a
spiegare nulla di questa storia, ne conosco ancora troppo poco per trarre
congetture. Sul sangue posso immaginare qualcosa, data la mia discendenza,
mentre per gli oggetti non so... non so fino a che punto servano a
qualcosa."
"E i libri che hai con te?" - domandò Mariel.
Torald indicò il tavolo coperto di appunti - "Questi sono gli appunti che
sfogliavo, mentre mescevo pozioni e sperimentavo."
"Cercavi una pozione in grado di rendere la carne eterna..." - commentò il
chierico finendo di leggere una pergamena - "...perchè un'anima potesse
avere un nuovo corpo..." - aggiunse infine, riponendo lo scritto.
"Cosa c'entra Klaus con questa storia?"
"Questo era lo studio personale di Klaus Van Hevelburg, il più fedele
servitore di Valorean. Thaertil scoprì che si trattava di un potente mago.
Probabilmente fu lui a gettare le basi di quella che oggi è conosciuta come
la Mano Nera." - Torald, ora più sicuro sulle gambe, si avviò verso le porte
oltre i tavoli su cui aveva lavorato senza sosta negli ultimi due anni.
"Venite con me."

[Continua...] 

&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-09-26T14:52:00</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/789">
    <title>R: [Il Tramonto degli Eroi] Un volto familiare</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/789</link>
    <description>&lt;pre&gt;Valori dentistici.

  _____  

Da: Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw&amp;lt; at &amp;gt;public.gmane.org [mailto:Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw&amp;lt; at &amp;gt;public.gmane.org] Per conto di
Kilian
Inviato: sabato 25 settembre 2010 18.34
A: Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw&amp;lt; at &amp;gt;public.gmane.org
Oggetto: [Alar RPG ML] [Il Tramonto degli Eroi] Un volto familiare
Priorità: Alta





Perchè la Musa non debba mai morire... e perchè odio lasciare cose
incompiute!
---
Torald Rainough era un guardaboschi e fu lui a prendersi cura di Mariel
Elhowil quando questa si perse nel bosco del Nindhall. La bambina fuggiva
dal padre aguzzino e violento. 
Uomo forte, gentile e di solidi valori molari, Torald insegnò alla piccola
mezzelfa come difendersi e ad ascoltare, capire e curare gli animali. 
Un giorno, il guardaboschi non ritornò a casa, lì, nel Nindhall. Completata
l'istruzione di Mariel, divenuta donna e guardaboschi, l'uomo decise di
lasciarla al suo destino. 
Ormai vecchio e stanco, si diresse verso le vette dei Monti delle Lame, dove
la natura, a lui così cara, gli avrebbe trovato un posto dove riposare per
sempre. 
Erano passati più di due anni dall'ultima volta che Mariel aveva visto il
viso gentile del suo maestro. 
Ora, quel viso si mostrava nuovamente a lei, deformato dal dolore e dalle
ferite, sotto le spoglie di Klaus Van Hevelburg, mostro e taumaturgo oscuro.
 
&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-09-25T16:35:48</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/788">
    <title>[Il Tramonto degli Eroi] Un volto familiare</title>
    <link>http://comments.gmane.org/gmane.games.rpg.alar.rpg/788</link>
    <description>&lt;pre&gt;Perchè la Musa non debba mai morire... e perchè odio lasciare cose
incompiute!
---
Torald Rainough era un guardaboschi e fu lui a prendersi cura di Mariel
Elhowil quando questa si perse nel bosco del Nindhall. La bambina fuggiva
dal padre aguzzino e violento. 
Uomo forte, gentile e di solidi valori molari, Torald insegnò alla piccola
mezzelfa come difendersi e ad ascoltare, capire e curare gli animali. 
Un giorno, il guardaboschi non ritornò a casa, lì, nel Nindhall. Completata
l'istruzione di Mariel, divenuta donna e guardaboschi, l'uomo decise di
lasciarla al suo destino. 
Ormai vecchio e stanco, si diresse verso le vette dei Monti delle Lame, dove
la natura, a lui così cara, gli avrebbe trovato un posto dove riposare per
sempre. 
Erano passati più di due anni dall'ultima volta che Mariel aveva visto il
viso gentile del suo maestro. 
Ora, quel viso si mostrava nuovamente a lei, deformato dal dolore e dalle
ferite, sotto le spoglie di Klaus Van Hevelburg, mostro e taumaturgo oscuro.
 
"Quale maleficio è mai questo?" - esclamò la mezzelfa, fermando la mano del
compagno, già pronta a scagliare un'altra ampolla letale.
"Deve essere una magia Mariel, non farti trarre in inganno. Uccidiamolo!" -
ribattè Ethan, negli occhi solo il desiderio di vedere quel vampiro
distrutto.
I due rimasero indecisi sul da farsi: Ethan desiderava concludere
l'esecuzione, Mariel, invece, semplicemente capire. Il medaglione di Rahasyu
brillava sinistro vicino alla porta, dove Klaus lo aveva scagliato pochi
attimi prima.
Lo sfrigolio dell'acido lentamente andava chetandosi, dando spazio al suono
del respiro irregolare della creatura. Persino il suo volto era divenuto
irriconoscibile, come se il mostro non fosse più tale per qualche strano
arcano. Mariel riuscì a fermare Ethan e lentamente decise di avvicinarsi,
ancora più cauta di quanto sarebbe stata, se avesse dovuto approcciare un
vampiro prossimo alla morte. Era tesa, ma non percepiva pericolo o, almeno,
non abbastanza da voler usare tutte le ampolle che avevano preparato.
Si chinò su di lui, pronta a tutto e anche oltre, ma non ve ne fu bisogno.
Il padrone di casa era quasi immobile, privato di ogni capacità motoria
dall'azione implacabile dell'acido. Gemeva, tra un respiro e l'altro,
osservando vacuo prima il soffitto poi la mezzelfa davanti a lui.
La guardaboschi strinse gli occhi grigi, sforzando i ricordi e
l'immaginazione. Era davvero Torald? Oltre a quella cicatrice sulla spalla
destra, non c'erano somiglianze lampanti, eppure qualcosa in lei l'aveva
spinta ad esclamare il nome del suo tutore.
Si sforzò di toccare quel volto. Ne aveva bisogno. Evitò le lacerazioni
provocate dall'acido, cercando il contatto con la pelle.
"T-Torald?" - chiamò piano e per quanto la sua capacità espressiva potesse
essere limitata, l'essere reagì a quel nome. Il suo unico occhio ebbe un
guizzo di vita che alla mezzelfa non sfuggì. La sua speranza doveva essere
tanto grande che la sua immaginazione dipinse il resto, ma questo fu ciò la
spinse a rivolgersi ad Ethan, richiendo qualcosa che il chierico non si
sarebbe mai aspettato.
"Aiutalo, ti prego."
"Devi essere impazzita, Mariel!" - sbottò lui, risvegliato dalla trance in
cui era caduto - "Scostati e lascia che lo finisca!"
Ma la mezzelfa era inamovibile e a nulla valsero le sue parole. Negli occhi
della donna non c'era più il mostro che aveva forse ucciso Julia e quasi
accoppato loro. Ethan vide immediatamente quello sguardo. Erano gli occhi di
una figlia quelli che non riuscivano a staccarsi da quella creatura
malefica. Erano gli occhi di una figlia, quelli che ora lo supplicavano di
aiutare. Tentò di convincere Mariel ancora una volta, ma la scelta era già
stata presa. Una lieve ferita alla mano, seguita dal nome del Dio del Sole
bastarono a rendere il respiro di Torald più regolare, ma non a rendergli
forze necessarie ad alzarsi.
"Vivi..." - lo avvisò Ethan - "...ma solo per rispondere alle mie domande."
Torald ebbe un sussulto, ma non rispose. Mariel al suo fianco continuava a
guardarlo, rafforzando attimo dopo attimo la sua convinzione. Non c'erano
più dubbi, era proprio Torald.
 
[Continua...]
 
 
 
 
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    <dc:creator>Kilian</dc:creator>
    <dc:date>2010-09-25T16:33:44</dc:date>
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    <title>La storia volge ad una fine</title>
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    <description>&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;</description>
    <dc:creator>Davide Dionisi</dc:creator>
    <dc:date>2010-02-15T16:08:29</dc:date>
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